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Lunardi e la Camera


Come tutti sanno la Camera dei deputati non ha deciso sull’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro Lunardi e ha richiesto al Tribunale dei ministri di Perugia (che lo vuole processare per corruzione) ulteriori atti. Decisione politica, come testimoniato dal fatto che la maggioranza ha votato compatta per rinviare la decisione e l’opposizione, altrettanto compatta, per concedere subito l’autorizzazione.
È ovvio che l’identità tra il voto del singolo parlamentare e la posizione “ufficiale” del partito di appartenenza esclude l’indipendenza di giudizio; il che, del resto, è la regola tra i nostri politici per i quali i loro sono sempre innocenti e gli altri sempre colpevoli. Però, prescindendo dagli ordini di scuderia, era giusto processare subito Lunardi (e quindi concedere l’autorizzazione) oppure no?
 
Vediamo. Lunardi è indagato per corruzione: quando era ministro avrebbe concesso un finanziamento di due milioni e mezzo di euro alla Propaganda Fide, diretta all’epoca dal cardinale Sepe, che, per ringraziamento, gli avrebbe venduto a prezzo di favore (in realtà a una società immobiliare di cui era amministratore il figlio) un palazzo di pregio sito in Roma; per lo stesso reato, ovviamente, anche il cardinale Sepe è indagato. La Camera ha ritenuto che, per decidere se concedere l’autorizzazione oppure no, doveva avere un quadro completo della situazione e quindi ha chiesto, in aggiunta agli atti già trasmessi e che riguardavano Lunardi, anche quelli concernenti il suo complice Sepe. Qui bisogna sapere che questa stessa richiesta era già stata fatta dalla giunta per le autorizzazioni a procedere (che prepara una relazione per la Camera) e che il Tribunale dei ministri di Perugia aveva risposto picche, ritenendo che gli atti trasmessi fossero sufficienti. Sicché tutto lascia pensare che si finirà davanti alla Corte costituzionale.

Con quanto  vantaggio per la celere definizione del processo ognuno può immaginarlo. Il fatto è che la corruzione è, come si dice in gergo, un reato a concorso necessario: c’è il corruttore e c’è il corrotto. Il reato sempre uno è, commesso da due persone con ruoli differenti. Perciò, sotto questo profilo, la richiesta della Camera, “datemi anche gli atti che riguardano Sepe, voglio capire bene come sono andate le cose”, è ragionevole. In altri termini la Camera non ha chiesto atti che riguardavano un fatto diverso, non necessari per la sua decisione (per la verità, anche in questo caso, quando i fatti sono collegati può essere necessario leggersi tutto); ha chiesto di avere tutto quello che riguardava il reato di corruzione ascritto a Lunardi e Sepe. E il Tribunale non ha risposto “ti ho già dato tutto”; ha detto “quello che ti ho mandato ti basta”; segno è che altri atti c’erano. Allora la Camera ha avuto ragione a insistere: “prima di dare l’autorizzazione voglio capire bene come sono andate le cose”. Se poi ci leggiamo la legge costituzionale 1/1989, scopriamo (articolo 8) che il Tribunale dei ministri deve trasmettere “gli atti con relazione motivata al procuratore della Repubblica per la loro immediata rimessione al Presidente della Camera”. “Gli atti”, non quella parte degli atti che il Tribunale giudica necessaria e sufficiente. Quindi c’è pure un puntello formale alla richiesta della Camera: così dice la legge. 

Adesso, siccome tutti ci ricordiamo delle indegnità commesse dal Parlamento in materia di autorizzazioni a procedere, senza distinzioni di partito, è ovvio che anche questa volta pensiamo: questi non autorizzano mai niente, il loro problema è “oggi assicuro l’impunità a te perché domani la dovrai assicurare a me”. Ma, se i politici (tutti) si fossero comportati virtuosamente in passato, magari questo pregiudizio non ci sarebbe. Eh, ma in che mondo vivo? Per tornare con i piedi per terra, il Tribunale doveva proprio mettersi a litigare con la Camera? E mandagli quello che vogliono, senza preparargli un’autostrada per negare l’autorizzazione! Con chi credevano di avere a che fare, con il Parlamento di una paese civile?

da Il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2010



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