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Mele marce al mercato del Csm


Tutti noi ogni tanto facciamo la spesa al supermercato; e, se non ci va di infilare il guanto di plastica, scegliere i frutti o le insalate migliori, infilarle nella busta di plastica, raggiungere la bilancia e ritirare lo scontrino (che rimane sempre appiccicato al guanto), tornare indietro smoccolando perché ci si è dimenticati il numero corrispondente al prodotto, ritornare alla bilancia, rifare la fila perché nel frattempo si è perso il posto, finalmente sbattere il sacchetto nel carrello; ecco, se non ci va di fare tutto questo, prendiamo un contenitore di frutta o verdura già confezionato. Semplice, rapido e pulito. Poi, quando arriviamo a casa, scopriamo che su 20 albicocche ce ne sono due troppo mature e una marcia. Pazienza, pensiamo, le altre sono buone. 

Quattro o 5 anni fa, quando facevo ancora il magistrato, mi guadagnai beffe e rimproveri perché sostenni che i componenti del Csm dovevano essere sorteggiati. Dissi che al Csm ci andavano sempre gli stessi; non necessariamente le stesse persone (qualche volta capitava anche questo), ma lo stesso tipo di persone: gente che, fin dall’ingresso in magistratura, “studiava” per fare una carriera parallela. Il primo indispensabile passo era l’iscrizione a una “corrente” (Magistratura Democratica, Movimento, Magistratura Indipendente, Unità per la Costituzione), di cui scalare rapidamente la scala gerarchica. Raggiunto un sufficiente livello di potere, il passo successivo era l’Anm; componente del consiglio direttivo, presidente, segretario. E poi, al momento delle elezioni del Csm, il coronamento della carriera: la tua “corrente” ti “portava”. Tutti votavano per 
te e trionfalmente diventavi componente del Csm.

Che era meglio che macinare fascicoli dal mattino alla sera; ma che, soprattutto, ti spalancava le porte della carriera “parallela”. Presidente di commissione di qua, sottosegretario di là, consigliere giuridico di questo o quel ministro, assessore, presidente di Regione, di Provincia, di qualsiasi cosa che ti assicurasse un gettone di presenza e, soprattutto, la vicinanza al sole (che, come tutti sanno, più ti è vicino più ti scalda). Naturalmente con questi presupposti e con tanti debiti maturati nei confronti di chi ti aveva aiutato, anzi sospinto, lungo questo percorso, non era facile essere autonomi e indipendenti: per dire, non era proprio facile dire: “Io Pinco a fare il presidente del Tribunale di Roncofritto non ce lo mando; prima di tutto è una capra e poi comunque Pallo è molto più bravo; quindi voto per lui”. Perché a quel 
punto arrivavano tutti quelli che avevano spinto il tuo carretto per tanti anni e ti facevano notare che c’è il momento di prendere ma che arriva poi anche il momento di dare; e, molti, magari non tutti, “davano”.

Così, pensai io, i 16 da mandare al Csm li sorteggiamo: niente amici, niente padroni, niente debiti da saldare
. Quattro anni di lavoro e poi tornano da dove sono arrivati. Insomma un bel pacchetto preconfezionato; tanto questa storia del guanto di plastica, della bilancia, dello scontrino etc non funzionava. Manco a dirlo, la cosa non è piaciuta quasi a nessuno e io mi sono accontentato di sapere che avevo ragione, che ero in anticipo sui tempi e che, presto o tardi...  

Poi sono arrivate le storie di Marra, il presidente della Corte d’Appello di Milano, nominato dal Csm che l’ha preferito a un grande magistrato, Rordorf, che aveva fatto domanda per quello stesso posto (ne ho scritto su Il Fatto il 10 febbraio); del capo degli ispettori di Alfano, Miller, dell’Avvocato Generale presso la Cassazione, Martone, e del sottosegretario alla Giustizia, ex magistrato, Caliendo, che hanno partecipato a una cena con Denis Verdini, un Pdl, dove hanno discusso su come indurre la Corte costituzionale a gettare alle ortiche il Lodo Alfano; di Carbone, primo presidente di Cassazione, che è stato beneficato da u
n aumento dell’età pensionabile fatto apposta per lui e che si è raccomandato ad alcuni “potenti” perché gli trovassero qualcosa da fare dopo che fosse andato in pensione (a 78 anni!): qualcosa di sostanzioso, si capisce; e di Mancino che chiacchiera delle nomine che il Csm si appresta a fare con Lombardi, che non si capisce chi è né cosa fa; è uno che “sta in mezzo”, come si dice di questa gente da sottobosco politico.
Martone e Caliendo sono stati “correntisti”: pezzi grossi delle loro correnti, dell’Anm e del Csm; Caliendo ha fatto anche la sua brava “carriera parallela” e oggi è sottosegretario. Miller è l’uomo di fiducia di Alfano, il suo braccio armato contro i magistrati scomodi: è lui che ha capitanato le
  ispezioni a De Magistris e alla Procura di Salerno. Non c’è da meravigliarsi che l’Anm non si mostri troppo scandalizzata: è tutta gente figlia del sistema, sarebbe come spararsi nelle... gambe.

Così adesso mi chiedo: sarà arrivato il momento che questa
cosa semplice semplice la capiscono? Che al Csm ci si va per sorteggio e non per merito politico; che dopo 4 anni si torna a spalare... fascicoli; che un magistrato non deve fare il capo di gabinetto, il sottosegretario, il presidente della Regione, l’assessore, il direttore generale di questo o quel ministero (a meno che prima non dia le dimissioni dalla magistratura). Che insomma chi fa il giudice non va a cena con i Verdini, gli Alfano, i Lombardi e i Carboni.

da Il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2010




Csm: il sorteggio incostituzionale che vuole Alfano


Alfano vuole una nuova legge elettorale per il CSM: dice che i magistrati che lo compongono vanno sorteggiati; così s’impedirà alle correnti di lottizzarlo, come è avvenuto finora. Naturalmente dei componenti politici non si parla proprio: quelli continueranno ad essere nominati con il buon vecchio metodo della spartizione partitica. Io conosco bene il problema perché questa idea del sorteggio l’ho avuta per primo, quando facevo il magistrato e non mi piacevano (come non mi piacciono ora) le correnti. Non è così facile come sembra, anche se sarebbe proprio cosa buona e giusta. Cerco di spiegare perché.

C’è l’Associazione Nazionale Magistrati, una sorta di sindacato, che è però solo un contenitore di quattro correnti, Magistratura Democratica, Movimento, Magistratura 
Indipendente e Unità per la Costituzione. E queste cosa sono? E’ un pò complicato. La prima, Magistratura Democratica, è nata negli anni 60. Erano anni in cui la repressione penale nei confronti degli emarginati era pesante, un po’ come oggi con gli immigrati. Pensate: il furto di un paio di litri di benzina prelevati con un tubo di gomma dal serbatoio di una macchina in sosta era punito con un minimo di due anni; e la sospensione condizionale della pena (non si andava in prigione) arrivava a un anno. Così il ragazzotto che rubava 200 lire di benzina per il suo motorino finiva in galera; e, a quel tempo, niente benefici, niente legge Gozzini. Un po’ tanto per due litri di benzina. Alcuni di noi cercarono una soluzione a questa e altre situazioni veramente inique. La chiamavamo interpretazione evolutiva della legge: questa aggravante si può considerare esistente? E la diminuzione di pena per “unico disegno criminoso”? Non fu facile ma, alla fine, spesso anche la Cassazione ci seguì. Fu naturale dunque per questi magistrati trovarsi insieme, confrontarsi, riconoscersi su basi giuridiche e culturali comuni. Nacque MD.  

Poco dopo nacquero altre correnti: Magistratura Indipendente, ispirata a una cultura più conservatrice e, fin da allora, in posizione critica nei confronti di MD, più progressista; e poi Unità per la Costituzione e da ultimo il Movimento. Poi iniziò un processo forse inevitabile. Ovviamente, tanti più aderenti contava una corrente, tanto maggiore era l’influenza che essa esercitava: a quanti ragazzini-ladri si sarebbe evitata la prigione! Così ogni corrente, MD soprattutto, cominciò a fare proseliti: associatevi, lavoriamo insieme per migliorare la magistratura, la legge, la giustizia! E non era solo un problema d’interpretazione della legge: si trattava di organizzazione, distribuzione dei processi, criteri di priorità; e dunque bisognava nominare capi di Procure e Tribunali che condividessero la cultura della corrente e che li gestissero in modo da realizzarne i principi.
E, per fare ciò, bisognava “contare” nel CSM: lì si nominavano i capi degli uffici, lì bisognava essere presenti. L’inferno è lastricato di buone intenzioni: ben presto le correnti diventarono fazioni, con logiche e strumenti identici ai partiti politici. Cominciarono a farsi e disfarsi alleanze: votiamo insieme per Tizio (che è mio) a Procuratore della Repubblica di Roncofritto; domani voteremo insieme per Caio (che è tuo) a Presidente del Tribunale di Poggio Belsito. Ma c’è Sempronio che è molto più bravo di tutti e due! Si, ma è di MI (o di MD o di Unicost), insomma di quegli “altri”! Oppure non è di nessuna corrente, ancora peggio, un cane sciolto, indipendente, non dà “garanzie”
!
 
Alla fine si arrivò alla situazione attuale: il CSM lottizzato tra le correnti, proprio come il Parlamento, schiavo delle segreterie dei partiti. Le correnti organizzano le elezioni, propongono liste “bloccate” e così obbligano i magistrati a votare solo quelli designati
. Certo, nulla vieta di votare qualsiasi bravissimo, stimatissimo, onestissimo magistrato che non appartiene a nessuna corrente. Ma l’apparato correntizio si mobilita: i voti degli iscritti si concentrano sugli adepti; e il cane sciolto può contare solo su alcuni amici e estimatori, troppo pochi per prevalere sulle migliaia di voti che una corrente è in grado di produrre. Alla fine si produce un CSM lottizzato, tanti di una corrente, tanti di un’altra, le nomine dei capi degli uffici, le decisioni più importanti, tutto frutto di maggioranze precostituite, di accordi preliminari, di scambi, di segnalazioni da parte dei vertici degli apparati. Non sempre, certo; quando si deve nominare il Procuratore di Rocca Ridente ogni componente del CSM recupera la sua autonomia e indipendenza. Ma per i Procuratori di una grande città l‘apparato è monolitico, qui la corrente si gioca la faccia, la fiducia degli iscritti, la sua futura crescita e influenza. E poi ai vertici delle correnti c’è gente che conta. Qui si fanno carriere parallele: Comitato Direttivo Centrale, Giunta, CSM, Gabinetto di qualche Ministro, incarichi extra giudiziari, se proprio si deve rientrare nei ranghi, posti comodi e importanti. Negli uffici giudiziari restano i magistrati “spalatori”, quelli che una brillante collega contrappose un giorno ai magistrati “scalatori”.

Per questo avevo immaginato un CSM nominato con sorteggio; per impedire alle correnti di continuare a spartirselo. Tanto, avevo pensato, i magistrati circa 9000 sono; tutti i giorni condannano qualcuno all’ergastolo, affidano i figli dei genitori che si separano, concedono o negano decreti ingiuntivi per milioni, dichiarano fallimenti che coinvolgono la sorte di centinaia di lavoratori. Insomma si suppone che siano persone sufficientemente attrezzate intellettualmente e culturalmente per decidere chi deve fare il capo di questo o quell’ufficio oppure se è il caso di aprire una pratica a tutela perché il Ministro invia un’ispezione a Trani. E
  dunque chiunque la sorte designi dovrebbe farcela. Solo che c’è la Costituzione di mezzo: perché, secondo l’art. 104, i componenti del CSM debbono essere“eletti”. E sorteggiati è diverso da eletti. Per questo la mia proposta prevedeva un “passo indietro”: le correnti accettino di rinunciare a monopolizzare le elezioni del CSM; si costituisca un Comitato con il solo compito di gestire il sorteggio di 16 magistrati destinati a diventare componenti del CSM; poi si fanno elezioni formali e tutti votano per i 16 sorteggiati.

Non credo che nessuno si stupirà: salvo 4 o 5 colleghi, tutti mi sbeffeggiarono. Ora Alfano, con la disinvoltura tipica della sua parte politica, ha pensato di sorteggiare un certo numero di magistrati, non so più se 100 o 200 e poi di eleggere tra questi i componenti del CSM. Che tanto costituzionale non mi sembra. Però è vero che qualcosa si deve fare. Una legge costituzionale di modifica dell’art. 104 risolverebbe il problema; ma, a questo punto, chissà cosa ci mettono dentro B&C: roba che farebbe considerare perfetto il sistema attuale.
Ma poi Alfano ci ha pensato bene? Sicuro che come vanno adesso le cose, clientelismo, raccomandazioni, collateralismi, inciuci, non è più in linea con lo stile della sua fazione di quanto non lo sarebbe un CSM veramente indipendente e autonomo?

Da Il Fatto Quotidiano, 6 aprile 2010

 
 

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