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L’Erode dei processi


Con la guerra Fini-B. nessuno si occupa più delle intercettazioni; se ne parla a settembre. Solo che a settembre rischia di terminare la sua breve e squallida vita “l’uovo di Colombo” dell’attuale vicepresidente del Csm, Michele Vietti, la legge ponte consapevolmente incostituzionale che ha finora evitato a B. di beccarsi una condanna per corruzione dell’avv. Mills. Così l’ultima trovata è stata quella di ingaggiare un paio di becchini e andare a frugare nella Morgue parlamentare dove sono custoditi i nati morti, dove finirà la legge sulle intercettazioni e dove era stata seppellita quella sul processo breve. Novello Erode, B. ha deciso di ammazzare tutti i processi pendenti in primo grado da più di 3 anni. Tra questi ci sono anche quelli a carico suo. Siccome è improbabile che un angelo avverta per tempo un giudice o un cancelliere che emigri in Svizzera, portando in salvo i processi Mills, diritti televisivi e fatture false, basterà una firmetta del presidente Napolitano e il gioco sarà fatto.

Nell'attesa che venga quel giorno, come cantava la Gigliola, possiamo sdegnarci per un altro obbrobrio: l’emendamento governativo alla legge sulle intercettazioni, frutto del “dialogo costruttivo per riforme condivise” che l’opposizione ha ispirato nell’ottica di “significativi miglioramenti della legge per una riduzione del danno”. Forse non farà tanti danni, la legge magari resterà nella Morgue e 
non sarà riesumata; però è indicativo della razza di opposizione che ci ritroviamo. Ma questo già lo sapevamo. Quello che non sapevamo è che avevamo una categoria di giornalisti pronti a vendersi per un piatto di lenticchie. Dice dunque l’emendamento governativo che le esigenze della privacy contemperate con le necessità dell’indagine penale saranno garantite da un’udienza filtro.
Si tratta di questo: il Pm intercetta (bè, è da vedere, gli ostacoli alle intercettazioni restano molti) e raccoglie tante conversazioni; a un certo punto (non si sa quando e come) porta tutto al giudice (non si sa ancora se uno o trino, cioè se al Gip o al mitico giudice collegiale del tribunale capoluogo di regione competente per le intercettazioni); il giudice fissa un’udienza cui partecipano pm e avvocati; tutti ascoltano le telefonate e decidono: queste servono per fare il processo e queste no. Quelle che servono saranno pubblicabili, una volta caduto il segreto di indagine, proprio come avviene adesso; quelle che non servono debbono essere distrutte e se qualcuno le pubblica rischia una 
condanna fino a 6 anni di reclusione. Ora può anche non stupire che i politici del Pd e dell’Udc, che hanno lo stesso interesse di tutti i politici italiani a non essere sputtanati per le loro porcherie pubbliche e private, si associno con B&C nella straordinaria teoria per cui si possono pubblicare solo le informazioni penalmente rilevanti; e che ogni altra informazione non debba essere conosciuta dai cittadini.
Ma che i giornalisti accettino che le uniche notizie pubblicabili siano quelle che il giudice decide che possano essere pubblicate, questo è davvero il colmo. Per la verità non solo lo accettano ma lo considerano uno straordinario successo. Pensate un po’, un nuovo minculpop si incaricherà di risolvere i loro problemi di coscienza: questo puoi raccontarlo, questo no; e loro eseguiranno.

Tanto per capirci, le intercettazioni B.-Saccà non sarebbero state pubblicate con la nuova legge; perché Saccà, come ha stabilito il giudice, era tanto servo, tanto pronto a compiacere il suo idolo (lo paragona al Papa!), che non vi era bisogno di promesse o di minacce. Anche le intercettazioni di Trani, se il giudice stabilisse che B. non commette reati quando spiega a Innocenzi che a lui Annozero fa schifo e che quindi deve fare schifo a tutti gli italiani, ignote sarebbero restate. Insomma, questa classe politica che si lamenta ad ogni piè sospinto della ingerenza della magistratura, dei condizionamenti della vita pubblica e istituzionale ad opera dei giudici, dell’uso strumentale dell’indagine penale da parte delle 
procure politicizzate; consegna al giudice il potere di decidere quello che deve essere pubblicato e quello che non deve esserlo.
Tra l’altro con ricadute sulla tensione istituzionale micidiali, poiché nessuno rinuncerà ad accusare il giudice di parzialità, in un senso o nell’altro: hai dichiarato penalmente rilevanti queste intercettazioni al solo scopo di permetterne la pubblicazione e quindi sputtanare l’onorevole Destro (o l’onorevole Sinistro); oppure le hai dichiarate irrilevanti al solo scopo di proteggere etc etc.

Che non è fantascienza, visto che questo modo di ragionare (?) è stato utilizzato per fregare i processi prima a De Magistris e poi ai pm di Salerno: hai fatto un decreto di perquisizione troppo lungo, troppo motivato, al solo
scopo di rendere pubblicabili sui giornali le risultanze dell’indagine. Che i politici facciano finta di dimenticare tutto questo si capisce anche; ma i giornalisti? Così immemori? Così stupidi? Così venduti? Ma la cosa più grave di questo emendamento bipartisan è la definitiva identificazione dei confini dell’informazione: i cittadini dovranno conoscere solo quello che attiene alle vicende penali; tutto il resto lo ignoreranno per sempre.
Mi spiego con un esempio. Io facevo il procuratore della repubblica: supponiamo che fossi stato amico di un mafioso
 
e che tutte le domeniche costui mi avesse invitato nella sua tenuta di caccia per una battuta ai fagiani e poi a pranzo e cena a casa sua. Supponiamo che questa circostanza fosse emersa da intercettazioni disposte in un processo in cui né io né il mafioso mio amico eravamo indagati: e che quind iesse fossero del tutto irrilevanti. E, d’altra parte, non è reato andare a caccia, munito di regolare licenza; e nemmeno la semplice frequentazione di un mafioso. E voi siete proprio sicuri che questa notizia non avente rilevanza penale debba restare ignota ai cittadini? 
 

da Il Fatto Quotidiano, 7 agosto 2010




Simulazioni di riforma


Simulazioni: si chiamano così i modelli elaborati da computer per studiare gli effetti di fenomeni futuri. Per esempio: che succederà se una macchia di petrolio larga 300 km è sospinta verso Capri da un vento a 50 km all’ora, con un mare forza 4 etc. etc.? Un disastro. Eh, appunto: proviamo a simulare l’effetto di due riforme tanto care a B&C: la separazione delle carriere tra pm e giudici e il divieto di pubblicazione di ogni notizia concernente un procedimento penale.
È l’emendamento Centaro, approvato ieri dal Senato: non si pubblica più nulla, non solo le intercettazioni. Non si potrà scrivere di Scajola e dei suoi appartamenti, di Verdini e dei suoi mulini a vento, di B. e della sua convinzione che quello che non piace a lui (si comincia da Annozero ma chissà quante altre cose non gli piacciono) non deve piacere a tutti gli italiani, di Moggi e degli scudetti rubati sì - rubati no. Insomma non si potrà scrivere di niente. M’immagino tutti noi de Il Fatto sguinzagliati dal nostro direttore alle gare di torta alla frutta e alla fiera del gladiolo.

Torniamo alla simulazione. C’è un pm che ha scoperto che un ministro ha fatto ammodernare un aeroporto nella piccola cittadina dove abita, a pochi chilometri da una grande città dove l’aeroporto, naturalmente, già c’è; e che il tutto è stato pagato con i soldi dei contribuenti; e che anche la compagnia aerea che fa volare i pochi aerei che usano questo aeroporto in orari utilissimi al ministro e a nessun altro è finanziata da soldi pubblici; e infine che i bilanci della compagnia sono in rosso stabile. Il pm pensa che a pensar male si fa peccato ma etc. etc. e apre un’indagine. Per via dell’emendamento Centaro nessuno ne sa niente perché un paio di giornalisti che sono andati a raccontare la cosa al loro giornale, dicendosi disposti ad andare in galera pur di dare la notizia, si sono sentiti dire dall’editore che lui 500.000 euro non ce li ha; e tanto dovrà pagare se si azzarda a raccontare la storia del ministro e dell’aeroporto; quindi tutti alla mostra del gatto birmano e zitti. Però resta il fatto che questo pm sta indagando e magari dove c’è fumo etc. etc.

Così il ministro si rivolge al suo collega della Giustizia e gli dice che c’è un pm che bisogna levarsi dai piedi in tutta fretta. “Figurati, per un amico…”. Così il ministro chiama il pm e gli spiega che la politica criminale decisa dal popolo sovrano prevede che la Procura indaghi sugli aborti clandestini, sui reati di quei delinquenti degli immigrati extracomunitari (senza dimenticare i rumeni, mi raccomando, sono gente quelli là …) e sulle perniciosissime fughe di notizie che, nonostante l’illuminata legge bavaglio, ogni tanto continuano a fuorviare le ingenue menti dei cittadini. Sicché, caro pm, abbia la compiacenza di seguire le direttive che le vengono impartite e lasci perdere, la prego, questa indagine che altro non è se non uno spreco di risorse investigative che già ne abbiamo così poche. E questo è un ordine! Il pm comincia a pensare alla lettera di dimissioni ma intanto il fascicolo sull’aeroporto lo chiude nel cassetto. Anche qui un paio di giornalisti vanno a parlare con il loro direttore e vengono spediti a Roma per un servizio sulle azalee della scalinata di piazza di Spagna. Alla fine il ministro continua a fare il ministro, l’aeroporto ormai c’è…, il pm si mette a fare l’avvocato e il fascicolo dorme beato nel cassetto. Qualcuno racconta la storia nel bar del circolo dei canottieri e qualcun altro dice “ma non è possibile!”. Però in realtà nessuno ne sa niente: per via dell’emendamento Centaro tutti i giornalisti sono occupatissimi con le regate della costa Smeralda. 

da Il Fatto Quotidiano, 7 maggio 2010


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