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Il governo dei miei sogni


“Posso resistere a tutto tranne che alla tentazione” diceva Oscar Wilde. E debbo confessare che, nel mio piccolo, mi sono sempre lasciato tentare molto. Le idee soprattutto sono tentatrici. Per questo mi è difficile resistere al sogno di un governo presieduto da Monti o Draghi, composto da tecnici addetti ognuno al ministero corrispondente (pensate a un magistrato alla Giustizia, a un medico alla Sanità, a un ingegnere ai Lavori pubblici etc). Ancora più difficile è resistere al sogno di B&C e di tutti gli altri C mascherati da oppositori che se ne vanno a casa (o in prigione).
E siccome questo governo farebbe sicuramente benissimo, varerebbe subito una legge elettorale e un’altra sul conflitto di interessi, provvederebbe alla riforma della Giustizia (e non dei magistrati), smaltirebbe i rifiuti napoletani e tutto quello che ci vive sopra (che è il vero problema) e affronterebbe la crisi economica con competenza e rigore, è ovvio che penso: dove devo firmare per dire che sono d’accordo? Poi sono andato a dormire e la mattina dopo...

Ecco, prima di tutto la storia di Cincinnato non è proprio come ce la spiegano a scuola: un soldato, un contadino, chiamato a furor di popolo a salvare Roma; sconfitto il nemico, se ne torna tranquillo al suo orticello. In realtà lui era un politico: eletto console, intraprese una lunga lotta contro i tribuni della plebe che avevano intentato un processo contro suo figlio. Sembra che sia stato un bravo console; e certo fu un bravo dittatore, soprattutto perché, come previsto dalla legge, se ne tornò a casa sua alla scadenza del mandato. Ma, anche lui teneva famiglia, come si è visto. 
Il punto fondamentale però è un altro. In democrazia è il popolo che sceglie da chi vuole essere governato. È vero che la nostra Costituzione non prevede che il presidente del Consiglio debba essere necessariamente un esponente della maggioranza che ha vinto le elezioni; basta che la persona nominata dal presidente della Repubblica abbia la fiducia delle Camere e poi governa legittimamente. Solo che, con questo sistema, la volontà popolare va a farsi benedire: nessuno pensava a Monti o Draghi quando ha dato il suo sciagurato voto a B&C e agli altri C mascherati da oppositori. Un 30% scarso voleva proprio B. come presidente del Consiglio; e gli altri pensavano ai leader del partito che votavano.

Questa è la conseguenza dell’immaturità politica del nostro paese: si sceglie l’imbonitore televisivo, l’etichetta priva di contenuti, lo slogan anti qualcuno o qualcosa. Voto irresponsabile, è vero: però voto. Affidare il governo a persone estranee al circuito politico significa sostanzialmente dire a tutte queste persone: voi non avete capito niente, adesso ci penso io. Il che può anche andar bene, per un po’. Ma probabilmente questo fu proprio il pensiero di re Vittorio Emanuele III che, nel 1922, invece di appoggiare il governo Facta (pessimo, è vero, ma frutto del consenso popolare) nominò Mussolini presidente del Consiglio. E non andò bene per niente. Certo, resta il problema: che facciamo con B&C che stanno portando alla rovina il paese? Eh, aspettiamo di votare. E speriamo che qualcosa cambi. Quando saremo finiti come la Grecia qualcosa cambierà di sicuro. Ma, anche se non sarà così, penso che sia sempre meglio resistere resistere resistere in democrazia che affidarsi all’uomo del destino. 
 

da Il Fatto Quotidiano, 10 dicembre 2010



Magistrati riformati


Corriere della Sera, 13 giugno: “Presenterò a settembre la riforma della giustizia al Cdm e poi la porteremo al Parlamento. I punti qualificanti sono: la separazione degli ordini tra pm e giudicanti: il pm fa l'accusa e il giudice giudica, con percorsi professionali separati sin dall'inizio; la creazione di due Csm e di un meccanismo disciplinare che risolva il problema di una giustizia troppo domestica”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. La cosa un po' sorprende perché lo stesso ministro aveva annunciato a tutta la nazione, nel corso di una sua relazione al Parlamento sullo stato della giustizia in Italia, di non riuscire a dormire la notte per via di incubi ricorrenti dovuti alla lentezza dei processi: “Non è possibile – aveva tuonato – che la durata media di un processo penale sia di sette anni e mezzo e quella di un processo civile di otto anni. È una situazione indegna di un Paese civile e noi (noi stava per B&C, cioè un governo guidato da un colpevole di gravissimi reati pluriprescritto e sorretto da una maggioranza ricolma di piccoli, medi e grossi delinquenti) vi porremo rimedio”.

Siccome è vero che i processi hanno una durata spropositata e che un Paese senza giustizia è un Paese incivile e a grave rischio democratico, avevo gioito di questo annuncio, anche se la fonte da cui proveniva era così squalificata. Ma insomma, anche Jean Valjean (“Le miserable”, Victor Hugo) si era redento e aveva fatto del bene. E chissà, anche B&C, forse, hai visto mai...   Adeso scopriamo che la grande riforma della giustizia è in realtà una grande riforma dei magistrati: pm agli ordini del governo e un tribunale speciale per i magistrati scomodi.

Naturalmente un bieco comunista come me, illiberale e anche mentalmente disturbato (ho fatto il pm per più di 30 anni, secondo B. non faccio parte della razza umana) non può percepire la grandezza del progetto di Alfano; e dunque nemmeno ci provo. Faccio finta che si tratti di una riforma buona e giusta; che sia interesse dei cittadini avere un pm cui il ministro potrà dare ordini, dirgli quali processi fare e quali processi non fare (che significa non solo assicurare l'impunità ai delinquenti amici ma avere il potere di perseguitare gli oppositori, anche se innocenti: avvia un'indagine a carico di Tizio; ma perché, non ha fatto niente; tu non discutere e apri un'indagine).
Faccio anche finta che sia nell'interesse dei cittadini un tribunale speciale composto da “alte personalità” nominate, direttamente o indirettamente, dal governo o dal suo servo sciocco, il Parlamento così come è stato ridotto da B&C, pronto a incriminare un magistrato non gradito al potere.

Faccio finta perché uno come me queste cose non le può capire. Però resto uno che sa come funziona un processo; sa perché i processi penali italiani durano in media sette anni e mezzo (Alfano aveva ragione); sa cosa si dovrebbe fare per ridurne la durata; e sa che questa splendida, epocale riforma, così innovativa che uno come me non può nemmeno percepirne la grandezza, può avere tanti aspetti positivi ma certo non ha nulla a che fare con la riduzione della durata dei processi. Quando pm e giudici apparterranno a due “ordini” diversi, quando il tribunale speciale costruito da B&C controllerà i giudici italiani, premierà quelli che piegano la schiena e colpirà quelli che la tengono dritta; quando questa epocale riforma sarà realtà; ebbene, in che modo avrà accorciato di un giorno, un solo giorno, la durata dei processi?  

da Il Fatto Quotidiano, 18 giugno 2010



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