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L’ubiquità delle regole


 Il 1° marzo il Tribunale di Milano non ha accolto il “legittimo impedimento” di Berlusconi. I giudici hanno detto che si trattava di un Consiglio dei ministri convocato dopo che già era stata fissata l’udienza. Il che non è decisivo, perché circostanze gravi e urgenti possono richiederne la convocazione straordinaria; però ne deve essere fornita prova e B. non l’ha fatto. Sicché la bilancia tra giurisdizione e attività di governo pende dalla parte della giustizia perché, l’ha detto la Corte costituzionale, bisogna attenersi al “principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato”; e B. di “leale collaborazione” se ne è un po’ infischiato. Naturalmente B. non è stato contento e nemmeno i suoi avvocati.

La questione è complicata e, per una volta, qualche ragione probabilmente B. ce l’ha: è vero che non ha fornito la prova dell’urgenza e indifferibilità dell’impedimento; ma è anche vero che il tribunale avrebbe potuto accertare di ufficio se davvero questo Cdm era urgente. Non fosse che si tratta di B, imputato professionalmente in fuga dai suoi processi negli ultimi 20 anni, la questione non sarebbe particolarmente rilevante: è solo un problema di regole.

Tutti i giorni, nei tribunali, si prendono decisioni di questo genere, giuste o sbagliate; e si ricorre in Appello, in Cassazione, alla Corte costituzionale; è il sistema della giurisdizione. Adesso stiamo assistendo ad altri problemi derivanti dall’applicazione delle regole: la legittimità della lista di Formigoni e la presentazione tardiva della lista di Polverini
Naturalmente è giusto accertare se le regole sono state applicate in maniera corretta o sbagliata. Per esempio: il presentatore della lista di Polverini era già all’interno dell’ufficio prima delle ore 12? E, se sì, se ne è allontanato senza farvi ritorno prima delle 12? Perché, se c’era, la lista doveva essere accettata. Le firme contestate sulla lista Formigoni sono state apposte con modalità che il Consiglio di Stato (a dire dello stesso Formigoni) aveva giudicato legittime in un precedente giudizio? In questo caso la lista sarebbe valida.

Regole: analisi, interpretazione e applicazione. Questo è il sistema con cui funziona uno Stato civile: si chiama principio di legalità. Il punto è che nel nostro paese sta evolvendosi un singolare concetto di regola: se i miei interessi ne vengono pregiudicati allora la regola non va bene e va cambiata; di urgenza e con effetto retroattivo. E siccome un po’ di tempo – perché il cambiamento sia operativo – ci vuol sempre, intanto la regola venga applicata con buon senso, che vuol dire disapplicata in attesa del suo cambiamento. Se adottassimo questo modo di ragionare (?) in una partita di calcio, scopriremmo che è vero che l’attaccante è stato atterrato brutalmente in area mentre si apprestava a tirare; ma tanto, considerata la distanza dalla porta, la presenza di molti difensori e il portiere ben appostato, sicuramente non avrebbe
fatto goal; e quindi è contrario al buon senso concedere un rigore. Per evitare il ripetersi di casi simili si farà subito un decreto legge che preveda espressamente che, in queste situazioni, il rigore non possa essere concesso; però nel frattempo, buon senso.

Ciò che non smette di stupirmi è la cecità di questa gente. Come non si rendono conto che l’arbitrio è un’arma a doppio taglio? E’ vero che oggi, inspiegabilmente, B&C godono del favore popolare e che gli arbitrii che hanno commesso e che commetteranno assicurano le loro esigenze; ma non si rendono conto che niente è eterno e che il sistema, a un certo punto, potrebbe essere usato a loro danno?


Da Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2010






Legittimo impedimento e scontro istituzionale



Byoblu intervista Bruno Tinti a Torino sul legittimo impedimento.






Nemmeno Caligola


Le leggi pro B&C hanno questa caratteristica: impediscono a chi sa minimamente di diritto di parlarne come di una cosa seria. Editti del principe, questo sono; razionalità, etica, efficienza, solidarietà: niente di ciò che costituisce Politica, ispira queste norme. Puro arbitrio. Sicché spettegolare sulle persone che questi arbitri commettono mi pare più interessante.
Per prima cosa pare evidente che sono tutti consapevoli che si tratta di una norma incostituzionale. B&C (in particolare l’onorevole Vietti, proponente) si affannano a definirla una legge ponte che salva il premier e i ministri dai processi per 18 mesi, in attesa dell’approvazione di un nuovo lodo Alfano per via costituzionale. La domanda è: ma se il legittimo impedimento risponde alle esigenze di B&C, perché si deve por mano con urgenza al lodo Alfano costituzionale?

Il legittimo impedimento impedirà di fare i processi a carico di B. fino a quando sarà presidente del Consiglio; il lodo Alfano costituzionalizzato impedirà di processare le Alte Cariche dello Stato, tra cui B, fino a quando resteranno Alte Cariche. 
Totale sovrapponibilità. Il legittimo impedimento basta (e superchia, come diceva Belli, visto che salva pure i ministri) per le esigenze di B. Allora perché fare una legge ponte? Eh, perché tutti sanno che tra 18 mesi anche questa felice trovata sarà spazzata via dalla Corte per violazione di metà della Carta costituzionale; intanto però c’è il tempo di prepararne un’altra. Dunque la strategia e il termine previsti rendono evidente che B&C sanno benissimo che si tratta dell’ennesima legge incostituzionale.
Da questo deriva una seconda riflessione. Quando B&C, e anche tutti gli altri C. che fanno finta di non essere C, hanno vinto le elezioni e si sono affrettati a prendere possesso delle loro cariche, da quella di semplice parlamentare a quella di presidente del Consiglio, hanno dovuto sobbarcarsi ad una fastidiosa cerimonia: il giuramento. Lo dice l’art. 54 della Costituzione, debbono giurare di rispettare la Costituzione e le leggi. Strano modo di rispettare la Costituzione quello di emanare una legge nella piena consapevolezza che essa è incostituzionale. Capisco che tanti tra gli allegri e soddisfatti vincitori delle elezioni abbiano giurato tenendo le dita incrociate dietro la schiena; però non è proprio una bella cosa, di cui andare fieri, quella di essere spergiuri. Vanno anche a messa, si confessano, fanno la comunione. 
 

Per finire, c’è una cosa che proprio non capisco. Caligola fece senatore un cavallo. Idea bizzarra e anche un po’ insultante per i senatori veri. Però era legittimato a farlo, lui era l’imperatore. Oggi quella legittimazione deriva dal consenso popolare, ce lo stanno ripetendo fino a romperci… i timpani. E quindi i politici, unti dal consenso popolare, possono fare presidente del Consiglio chi gli pare. Vogliono un presidente del Consiglio con sei assoluzioni per prescrizione (che vuol dire che è colpevole ma non lo si può più mandare in prigione perché è passato troppo tempo)? Si accomodino; idea bizzarra e anche un po’ insultante per i cittadini onesti, però…Ma nemmeno Caligola era arrivato al punto di emanare una legge che dicesse “il senatore cavallo non è un cavallo”. Mentre B&C si stanno affannando da tempo per dire: il prescritto B, l’imputato B. è una brava persona. E capisco che diventerebbe complicato dire il condannato B. è una brava persona. Ci avranno pensato a come fare se, hai visto mai, Napolitano non firma? 

Da Il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2010

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