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Adesso si capisce un pò meglio perché...


Adesso si capisce un po’ meglio perché Vaticano e B&C vanno così d’accordo. In effetti un cattolico praticante e, per la verità, anche un laico raziocinante, avevano qualche difficoltà a capire come le più alte gerarchie della chiesa cattolica continuassero a gratificare B. della loro affettuosa solidarietà nonostante la figura morale dell’uomo fosse certamente abbietta. Probabilmente nei cattolici destava minor stupore il fatto che B, colpevole di gravi reati e assolto per prescrizione a seguito di una legge costruita da lui e nel suo personale interesse, venisse ciò non di meno ricevuto in Vaticano; in fondo di reati fiscali, societari, contro la pubblica amministrazione si trattava, il loro tasso d’immoralità poteva essere giudicato modesto da chi si occupa di anime e non di soldi (?).

Meno comprensibile poteva sembrare che le gerarchie ecclesiastiche continuassero ad avere rapporti cordiali con persona amica di imputati e condannati per mafia, chi in primo grado, chi in secondo, chi in via definitiva, e che aveva addirittura ospitato in casa sua un riconosciuto mafioso: ma insomma, che mafia e religione costituiscano un binomio pressoché inscindibile (basta osservare l’esibita ma sincera devozione dei mafiosi frequentatori abituali delle messe) è noto a tutti.
Certamente incomprensibile e incoerente era però il permanere di ottimi rapporti con persona che si scopava puttane previamente convocate in allegri festini presso la residenza di governo, che frequentava senza apparenti ragioni istituzionali o semplicemente amicali una minorenne, che era, ohibò, divorziato e risposato civilmente, ragione per la quale a milioni di fedeli è rifiutato il sacramento della comunione. Questo proprio non si riusciva a capire.

Fino ad oggi, veramente, quando abbiamo scoperto che anche le alte gerarchie ecclesiastiche sono convinte che gli unti dal signore meritino l’impunità giudiziaria. Magistratura e polizia belghe indagano su atti di pedofilia commessi da ecclesiastici? Cercano le prove di questi disgustosi delitti? Eseguono perquisizioni e, chissà, intercettazioni telefoniche (lì si può, pare che sia considerata una cosa intelligente da fare se si vogliono scoprire reati e colpevoli)? Addirittura trovano documentazione comprovante le violenze sessuali commesse da ecclesiastici in danno di bambini? Perfino sequestrano questa documentazione? E come reagisce la chiesa belga? La commissione nominata dalla conferenza episcopale si dimette per protesta: perché le indagini le dovevano fare loro per primi; poi, in piena trasparenza, ne avrebbero comunicato i risultati a polizia e magistratura. Da morir dal ridere, se non fosse drammatico.

Ma questa è la chiesa belga, si dirà, intemperanze alla periferia dell’Impero; che c’entra il Vaticano? Eh, non è stato il Vaticano a esprimere stupore e sdegno per le indagini della polizia belga? E non è stato tale padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, a sostenere che le condotte tenute dalla Chiesa “non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un’intensa attività per affrontare, giudicare e punire adeguatamente tali delitti nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”? E alla fine non è stato il Vaticano che ha presentato un ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti sostenendo la sua immunità a fronte delle denunce delle vittime di tale Andrew Ronan, un prete pedofilo, come tale noto alla sua gerarchia, che però si era limitata a trasferirlo di sede in sede ogni volta che veniva denunciato? E, alla fine, non sono stati lo stesso Papa e il cardinale Bertone ad incazzarsi con la polizia e la magistratura belghe?

Così adesso si capisce perché c’è tanto feeling tra B. e il Vaticano. Sono tutti e due convinti di essere al di sopra della legge. Il Vaticano perché è unto dal Signore; e B. perché è unto dal popolo. È quest’originale battesimo che rende inapplicabile ai preti pedofili la giustizia secolare: i loro delitti saranno puniti “adeguatamente nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”. Il che comunque sarebbe sempre meglio (se davvero avvenisse, ma la storia di padre Ronan non autorizza molta fiducia) di quanto avviene nell’entourage di B&C, dove non solo non si “punisce” nessuno ma chi commette delitti fa carriera politica.
Sarà perché in Italia manca una figura (per dire, vista l’impresentabilità di B&C, magari il presidente della Repubblica) che possa convincentemente affermare, come ha fatto il premier belga Yves Leterme: “Ciò che mi interessa, come primo ministro di questo paese, è che il potere giudiziario possa esprimersi in modo autonomo ed è proprio questo che sta succedendo. Le perquisizioni sono la prova che in questo paese c’è una separazione di poteri tra Stato e Chiesa e che il potere giudiziario può agire in modo autonomo”?

da Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2010






I furbetti del bavaglino


Cosa è più importante: controllare il rubinetto o il lavandino? Se controllo il lavandino posso dire a chi lo usa che non deve riempirlo oltre una certa misura; e lui forse mi obbedirà e forse no; e, se non mi obbedisce, io dovrò magari denunciarlo e fargli fare un processo. Allora tutti gli utilizzatori dei lavandini si coalizzeranno contro di me e io farò una figuraccia. E poi magari lo assolvono pure perché riempire i lavandini è un diritto costituzionale. Ma, se controllo il rubinetto, non ho bisogno di ordinare niente a nessuno: lo chiudo e l’acqua non arriva più. E del lavandino facciano quello che vogliono. Ecco, questo è quello che sta facendo questo legislatore furbastro. Il mondo dell’informazione si è ribellato? Facciamogli credere che ci hanno toccato il cuore. Ma sì, figlioli, pubblicate pure, con un po’ di cautela, “per riassunto”, ma sia mai che la libertà di stampa sia conculcata. E se eccedete non vi preoccupate, multe piccoline (non poi tanto) e prigione finta, qualche giorno con la condizionale o agli arresti domiciliari o l’affidamento in prova al servizio sociale.

Fare gli eroi vi costerà poco. E anche a noi soci della premiata Cricca costerà poco; tanto, che pubblicano? Siamo in una botte di ferro: senza intercettazioni i magistrati si attaccano, non ci scopriranno mai; e se non ci scoprono non fanno i processi; e se non fanno i processi non c’è niente da pubblicare. Soldi e impunità, impunità e soldi, questo è il nostro radioso futuro. Credete che sia una diagnosi sbagliata, magari eccessivamente pessimista? State a vedere.

1) Si può intercettare solo per 75 giorni; poi si smette. Però magari gli intercettati parlano di questa o quella operazione, di questa o quella banca dove far arrivare i soldi, di questo o quell’appalto su cui ci si deve mettere d’accordo: discorsi promettenti ma ancora vaghi. Allora si può continuare; ma solo per tre giorni, previa autorizzazione di tre giudici del Tribunale del capoluogo di Provincia a cui bisogna mandare tutto il fascicolo e la richiesta di prorogare l’intercettazione. Mettiamo che i giudici autorizzino e l’intercettazione continui; dopo tre giorni ci risiamo, i soldi sono arrivati ma se ne debbono mandare un po’ anche a un altro amico, l’appalto s’è bloccato, si deve sentire cosa ne pensa l’assessore, quello che tu sai... Che si fa? Niente paura, l’intercettazione continua; per altri tre giorni; previo, si capisce, invio del fascicolo ai tre giudici del Tribunale capoluogo di Provincia (che magari non sono più quelli di prima e debbono ristudiarsi tutto daccapo). E via così magari per un anno o due. Non c’è che dire, una cosa agile ed efficiente.

2) Non si può intercettare se il motivo per intercettare è costituito solo dal contenuto di un’altra intercettazione. Cioè esattamente quello che capita nel 99 per cento dei casi. I nostri intercettati chiacchierano e fanno riferimento a “lui”, a quello che deve dare il via. Ne fanno anche il nome e il cognome. In un paese normale si corre a intercettare “lui”; e, poco dopo, li si arresta tutti perché “lui” ha chiacchierato per bene al telefono. Ma il nostro non è un paese normale, è il paese di B&C; qui serve garantirsi l’impunità. E così il telefono di “lui” non si intercetta. “Lui” spiegherà ai suoi servi, sgherri, sicari, associati (fate voi) quello che vuole che facciano, dalla corruzione al falso in bilancio, passando per la frode fiscale e il contrabbando; loro eseguiranno e i magistrati non ne sapranno mai nulla.

3) Nel caso di reati commessi da ignoti non si può intercettare senza consenso della parte offesa. Che non c’è mai in tutti i casi di estorsione perché gli estorti hanno paura. Per anni i sequestri di persona non sono stati denunciati dai parenti che avevano paura che i sequestratori facessero del male all’ostaggio; e per anni i riscatti sono stati pagati all’insaputa di forze dell’ordine e magistratura, nella speranza di veder tornare il loro caro. Che invece restava in prigionia finanziata proprio con questi soldi. Nelle regioni a controllo mafioso del territorio (lo sanno B&C che sono almeno quattro?) l’economia sarà progressivamente strangolata da un’estorsione sempre più organizzata e aggressiva. Ma non è vero!, dicono indignati (per finta) questi ipocriti: per mafia e terrorismo si intercetta senza dire niente a nessuno, senza limiti di tempo e senza autorizzazioni della parte offesa! E già, perché lo sanno tutti che un omicidio, un incendio, un pestaggio sono sempre e solo reati di mafia: hanno l’etichetta appiccicata sul colletto delle vittime: made in Mafia. Capisco che cultura giuridica ed esperienza giudiziaria in questa gente latitano. Ma un po’ di cinefilia? Qualcuno si ricorda Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto? Tutti convinti che si tratta di mafia o politica; invece si tratta di assassinio passionale. Può capitare il contrario, anzi in genere è proprio così che vanno le cose: chi ci dice che il nostro morto ammazzato non lo hanno fatto fuori moglie e amante? Come si motiva al gip la asserita certezza che si tratta di assassinio di mafia e che servono le intercettazioni no limits?

4) Come ho detto, furbastri sono. Così, finito con i paletti giuridici, siccome non si sa mai cosa ti combinano questi pm comunisti, hanno previsto gli ostacoli pratici. Vuoi intercettare? Allora prendi i tuoi 23 faldoni, caricali sulla macchina (che la Procura non ha oppure è rotta oppure non c’è la benzina) e portali al Tribunale del capoluogo del distretto (per dire, da Aosta a Torino). Lì, consegna tutto a un cancelliere (che non c’è perché il personale amministrativo è inferiore del 40% rispetto a quello che servirebbe) che deve annotare su apposito registro la consegna. Poi aspetta che 3 giudici (che non ci sono perché sono tutti impegnati a fare processi che si prescriveranno tra un anno e bisogna spicciarsi se no fanno la fine dei processi di B, “assolto” perché colpevole prescritto) decidano che sì, si può intercettare; a questo punto corri a riprenderti i tuoi faldoni e attacca i telefoni. Per 15 giorni, attenzione, perché poi devi chiedere le proroghe (ogni 3 giorni!) e tutto il va e vieni dei faldoni ricomincia daccapo. Se manca la benzina, la macchina o il cancelliere, sei fregato. Dura lex sed lex. Ma l’ha fatta Alfano! Sempre lex è.

Da il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2010


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Commenti lasciati nel post "Ai tempi del Re Sole"

Dice Salvatore D'Urso (commento 4) che si potrebbero allungare i tempi di decorrenza termini per i reati di mafia... 6 mesi in più, 1 anno... tanto che ci frega?... oramai è stato dichiarato colpevole... è stato accertato...

Il problema è che tutti (e anche i mafiosi) sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Tutti, anche i mafiosi, hanno diritto di avere un processo giusto, razionale ed efficiente. Se lo Stato non è in grado di assicurare ai cittadini un processo del genere (e un processo che dura anni è per definizione ingiusto, irrazionale e inefficiente) non può scaricare sui cittadini questa sua incapacità. Intendo dire che non si può accettare di avere un sistema che, da una parte, ritiene indispensabili 3 (anzi 4, c'è l'udienza preliminare) gradi di giudizio come garanzia necessaria per l'accertamento della colpevolezza. E, dall'altra, preveda una carcerazione preventiva che si allunghi a dismisura, e che potrebbe essere resa ingiusta da una sentenza definitiva di assoluzione, intervenuta magari dopo anni di carcerazione.

Detto questo, io ritengo che il giudizio d'Appello dovrebbe essere abolito; si tratta di una fase processuale del tutto inutile, che non dà alcuna garanzia di maggiore approfondimento e meditazione rispetto al giudizio di primo grado, quello svoltosi in Tribunale; anzi, il giudizio d'Appello è per definizione più astratto e superficiale. Secondo me dovrebbe restare solo il ricorso in Cassazione per gli errori di diritto, cioè quando il giudice ha sbagliato nell'applicare la legge. E, se si abolisse il giudizio d'Appello, certo che il processo penale si accorcerebbe della metà.

C'è un altro aspetto che non mi trova d'accordo con Salvatore D'Urso: i mafiosi non sono una categoria di imputati diversa dagli altri; sotto questo profilo tutta la legislazione di questi ultimi anni, che li tratta in maniera diversa, è sbagliata e, secondo me, incostituzionale. La maggiore o minore gravità del reato (e i reati di mafia sono gravissimi) deve avere come conseguenza solo una maggiore o minore entità di pena. Ma le modalità di accertamento della colpevolezza o dell'innocenza non possono essere rese più o meno superficiali, più o meno garantite, a seconda che si tratti di una tipologia di reati o di un'altra. Il presunto mafioso ha diritto a un processo giusto esattamente come il presunto maltrattatore della moglie e dei figli. Sono due imputati nei cui confronti lo Stato deve accertare la colpevolezza o l'innocenza. Se saranno ritenuti colpevoli riceveranno, ovviamente, pene diverse. Ma il sistema di accertamento delle responsabilità non può essere più sbrigativo, meno garantito, per alcuni reati. Direi anzi che, tanto più gravi sono i reati e dunque le pene che possono essere inflitte, tanto più garantito deve essere il processo.

Ludwig Meyerhoff (commento n. 6) mi chiede quale è il mio progetto di riforma del sistema penale italiano (lo ringrazio per aver pensato che io sia in grado di averne uno). Si chiede se voglio adottare il modello americano (verdetto) e se penso che sia il caso di investire somme enormi nel sistema giustizia.

Descrivere il mio progetto (in effetti ne ho uno) richiede un tempo che ora non ho. In parte quanto ho detto più sopra circa l'abolizione dell'appello risponde ala sua domanda. Qui chiarisco solo che no, non voglio assolutamente adottare il sistema americano. Secondo me il verdetto, il PM eletto dal popolo o dai partiti, l'immunità concessa ai delinquenti che accusano i loro complici (veri o falsi che siano) hanno portato nelle galere americane centinaia di innocenti. Credo che si tratti di un sistema barbaro, inaccettabile. Inoltre non accetterei mai, in Italia, un sistema che si fonda sulla discrezionalità dell'azione penale. Ve lo figurate cosa succederebbe in Italia se Berlusconi e soci potessero stabilire quali reati si perseguono e quali no? Quello che vorrei io è un sistema inquisitorio come c'era prima del 1989: un PM che indaga, costruisce il processo, porta le prove che ha raccolto al giudice che stabilirà se sono sufficienti o no. Se si, condanna, se no assolve. Ma, detta così, non si capisce niente. Un giorno proverò a scrivere per benino come vorrei io il processo penale.

L'idea di Stefano (commento 9) è ottima. Pensate che, già oggi, i giovani avvocati possono fare pratica negli studi dell'Avvocatura dello Stato (a certe condizioni, debbono superare un colloquio, credo, e avere un certo voto di laurea). Mi piacerebbe molto che si potesse fare quello che Stefano propone. Vedo un ostacolo: il segreto delle indagini. Che giovani universitari vivano fianco a fianco con il PM e, di necessità, vengano a conoscenza dei risultati delle sue indagini è impossibile: e non saprei come ovviare a questo problema. Però pensiamoci, l'idea è buona, anche io sono convinto che l'Università, pur necessaria, dia una preparazione troppo teorica e dunque insufficiente per il mondo del lavoro.

Paolo (commento 11) e Fab 1979 (commento 12) mettono il dito nella piaga... Certo, le responsibilità dei capi degli uffici giudiziari sono enormi. Solo che... Dove si prendono le risorse aggiuntive per far fronte alle emergenze? Certamente il giudice di Bari aveva segnalato; certamente i suoi capi sapevano, certamente qualcosa per aiutarla hanno fatto. Ma di più, probabilmente, non potevano fare. Ogni giudice, con buona pace di Brunetta, ha lavoro bastante per due o tre giudici; voglio dire che tutti sono impegnati in una rincorsa continua contro il tempo, contro i termini che scadono, contro l'arretrato, contro le istanze dei difensori, contro i detenuti che domani usciranno se non si scrive questa sentenza, questa misura cautelare.. e via dicendo. Dove li prendiamo quelli da mandare in aiuto al giudice che è infognato anche più del solito? Non ce n'è.

Però, è vero, Paolo e Fab hanno ragione, molto spesso i capi degli uffici non si fanno carico di questi problemi e anche quel poco che si potrebbe fare non lo fanno. E qui si apre tutto il problema della nomina di questi capi, delle correnti, del clientelismo, del CSM etc. etc. Ne parleremo ancora.


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