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Magistrati riformati


Corriere della Sera, 13 giugno: “Presenterò a settembre la riforma della giustizia al Cdm e poi la porteremo al Parlamento. I punti qualificanti sono: la separazione degli ordini tra pm e giudicanti: il pm fa l'accusa e il giudice giudica, con percorsi professionali separati sin dall'inizio; la creazione di due Csm e di un meccanismo disciplinare che risolva il problema di una giustizia troppo domestica”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. La cosa un po' sorprende perché lo stesso ministro aveva annunciato a tutta la nazione, nel corso di una sua relazione al Parlamento sullo stato della giustizia in Italia, di non riuscire a dormire la notte per via di incubi ricorrenti dovuti alla lentezza dei processi: “Non è possibile – aveva tuonato – che la durata media di un processo penale sia di sette anni e mezzo e quella di un processo civile di otto anni. È una situazione indegna di un Paese civile e noi (noi stava per B&C, cioè un governo guidato da un colpevole di gravissimi reati pluriprescritto e sorretto da una maggioranza ricolma di piccoli, medi e grossi delinquenti) vi porremo rimedio”.

Siccome è vero che i processi hanno una durata spropositata e che un Paese senza giustizia è un Paese incivile e a grave rischio democratico, avevo gioito di questo annuncio, anche se la fonte da cui proveniva era così squalificata. Ma insomma, anche Jean Valjean (“Le miserable”, Victor Hugo) si era redento e aveva fatto del bene. E chissà, anche B&C, forse, hai visto mai...   Adeso scopriamo che la grande riforma della giustizia è in realtà una grande riforma dei magistrati: pm agli ordini del governo e un tribunale speciale per i magistrati scomodi.

Naturalmente un bieco comunista come me, illiberale e anche mentalmente disturbato (ho fatto il pm per più di 30 anni, secondo B. non faccio parte della razza umana) non può percepire la grandezza del progetto di Alfano; e dunque nemmeno ci provo. Faccio finta che si tratti di una riforma buona e giusta; che sia interesse dei cittadini avere un pm cui il ministro potrà dare ordini, dirgli quali processi fare e quali processi non fare (che significa non solo assicurare l'impunità ai delinquenti amici ma avere il potere di perseguitare gli oppositori, anche se innocenti: avvia un'indagine a carico di Tizio; ma perché, non ha fatto niente; tu non discutere e apri un'indagine).
Faccio anche finta che sia nell'interesse dei cittadini un tribunale speciale composto da “alte personalità” nominate, direttamente o indirettamente, dal governo o dal suo servo sciocco, il Parlamento così come è stato ridotto da B&C, pronto a incriminare un magistrato non gradito al potere.

Faccio finta perché uno come me queste cose non le può capire. Però resto uno che sa come funziona un processo; sa perché i processi penali italiani durano in media sette anni e mezzo (Alfano aveva ragione); sa cosa si dovrebbe fare per ridurne la durata; e sa che questa splendida, epocale riforma, così innovativa che uno come me non può nemmeno percepirne la grandezza, può avere tanti aspetti positivi ma certo non ha nulla a che fare con la riduzione della durata dei processi. Quando pm e giudici apparterranno a due “ordini” diversi, quando il tribunale speciale costruito da B&C controllerà i giudici italiani, premierà quelli che piegano la schiena e colpirà quelli che la tengono dritta; quando questa epocale riforma sarà realtà; ebbene, in che modo avrà accorciato di un giorno, un solo giorno, la durata dei processi?  

da Il Fatto Quotidiano, 18 giugno 2010




Il complotto non muore mai


Adesso lo hanno riacchiappato. L’ultimo di una nuvola di processi, in gran parte finiti con la prescrizione (sei colpevole ma non riesco a mandarti in prigione perché è passato troppo tempo). Lui, B. grida al complotto; vogliono farmi fuori politicamente; i giudici comunisti e giustizialisti inventano reati inesistenti violando la volontà popolare. Certo è che di giudici così ce ne debbono essere davvero tanti, probabilmente un paio di centinaia: è da prima del 1994 che B. colleziona processi. E, se di complotto si tratta, non ha funzionato perché lui sempre qui è, sempre presidente del Consiglio, senza nemmeno un giorno di prigione dietro le spalle.

Io penso ad alcuni miei imputati seriali, quelli che mi ritrovavo a scadenze fisse. Ce n’era uno che aveva uno schema: costruiva società una dietro l’altra, le utilizzava per le frodi all’Iva comunitaria e poi le chiudeva; e ricominciava con un’altra. Un po’ come le 64 società off shore di B., vi ricordate? Quelle che, lui ha detto, gli servivano per non pagare le tasse.
Sicché io cercavo disperatamente di mandarlo in prigione. Ci fossi riuscito una volta. Grazie alle leggi di B. sul falso in bilancio e la prescrizione, si prescriveva sempre tutto, anzi per la verità il falso in bilancio nemmeno cominciava perché naturalmente nessuno presenta querela contro se stesso. Alla fine, l’unica galera che faceva erano 3 mesi di carcerazione preventiva, perché ogni volta il gip lo arrestava ma, scaduti i termini, non c’era altro da fare se non buttarlo fuori pronto a ricominciare; cosa che puntualmente faceva.  Ogni volta questo imputato cominciava sempre con la stessa frase: voi ce l’avete con me. E io pazientemente gli spiegavo che quando uno commette tanti reati è fatale che abbia tanti processi; poi però pensavo che non aveva tutti i torti: noi lo conoscevamo, sapevamo come si guadagnava da vivere (piuttosto bene, un paio di 100.000 euro all’anno li rimediava) e lo “curavamo” come si suol dire. Insomma, nel suo caso un “complotto” forse c’era.

B. è ancora meno giustificato di questo imputato: a Trani l’hanno acchiappato per caso, chi poteva pensare di ascoltare in diretta il presidente del Consiglio che ordina ai suoi di chiudere Annozero. Comunque va pur detto che, con una vita dedicata a gestire i suoi affari in maniera diciamo così spregiudicata (ma la parola giusta è illegale) le probabilità di incappare in un’indagine penale sono altine. Adesso delle due l’una. Tutti i pm e i giudici italiani, da Milano a Trani, ce l’hanno con B. Anche solo da un punto di vista statistico è irragionevole; si chiama, tecnicamente, delirio di persecuzione. Oppure, siccome B. commette reati in serie, quando lo beccano non si può che processarlo.
In ogni modo, non capisco perché si lamenti tanto: con tutti i processi e le assoluzioni (Minzolini dixit) per prescrizione che ha avuto, sempre qui sta, a fare il presidente del Consiglio. Non gli succede niente: in prigione non ci va, spese legali ne deve avere pochine perché lui paga in natura: chi lo difende diventa senatore o deputato. Insomma non pare che il “complotto” dia il minimo risultato. Oggi, per dire, è arrivata nel mio studio una sua lettera: c’era un opuscolo inneggiante al governo del fare e una lettera che cominciava con “Caro Bruno”. Ma come si permette?  

Da Il Fatto Quotidiano, 26 marzo 2010



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