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Processo breve targato Pd


Ma è possibile che il Pd, quando si parla di giustizia e di cosiddette riforme, non ne imbrocchi una che è una? Riforma delle intercettazioni: il progetto Mastella (dal nome del ministro piazzato dal Pd – non da B&C – sulla poltrona di via Arenula) riscosse l’applauso di tutti i delinquenti del Paese e in particolare di quelli che sedevano in Parlamento. Processo breve: il copyright di questo balordo salvacondotto ai malfattori più ricchi e sofisticati (un processo per rapina, omicidio o traffico di droga è sempre “breve”, quelli lunghi sono i processi per frode fiscale, corruzione, insider trading, falso in bilancio e così via) appartiene di diritto al Partito democratico che nel 2004 presentò un disegno di legge sulla stessa materia. Sicché oggi dà un po’ fastidio dover riconoscere che il ministro Alfano non ha tutti i torti quando si lamenta di tutte le critiche che piovono sul “suo” processo breve da parte di chi, tutto sommato, ne aveva proposto uno più o meno uguale. 

È per questo che qualcuno dovrebbe spiegare al Pd che accanirsi sull’unica norma ragionevole contenuta nel progetto Alfano non è molto intelligente. Dice dunque il Pd che non va bene che la nuova legge si applichi ai processi già in corso, per reati commessi prima del 2 maggio 2006 e puniti con pena inferiore a 10 anni: norma fatta apposta per impedire il processo Mills ed evitare che B. venga ufficialmente dichiarato colpevole di corruzione. 
Naturalmente nessuno si sogna di contestare che questo sia l’unico scopo di questa legge, ripescata alla vigilia della dichiarazione di incostituzionalità del ponte tibetano, il legittimo impedimento che sempre lo stesso scopo aveva, impedire che B. venisse dichiarato colpevole etc etc. Ma il punto è che, se B. non ci fosse (però, come sarebbe bello!), questa norma sarebbe l’unica ragionevole tra quelle che compongono il disegno di legge Alfano. Che senso ha celebrare processi per reati che si prescriveranno con certezza prima che sia possibile arrivare al processo d’appello? E che senso ha celebrarli quando la pena che dovrebbe essere presumibilmente inflitta sarebbe vanificata dall’indulto, provvedimento scellerato approvato da tutti i partiti (al solito non dall’IdV), che grida vendetta ma che, ormai, lì sta e nessuno può eliminarne gli effetti? 

Se le molte teste competenti di diritto che militano nel Partito democratico venissero consultate prima di stabilire le strategie dell’opposizione in materia di giustizia, sarebbe agevole contestare al ministro Alfano che, sì, è vero, anche il Pds (allora si chiamava così) aveva progettato un processo breve; ma che questo era molto diverso dalla scappatoia pro B. su cui ora la maggioranza ricatta il Paese: fiducia o elezioni. 
Si potrebbe ricordare al ministro e ai cittadini (le cose basta spiegarle in maniera chiara) che in quel disegno di legge si imponevano tempi certi per celebrare i processi ma che non si calcolavano le interruzioni del processo dovute alle richieste di rinvio per impedimento dell’imputato o del difensore e nemmeno quelle rese necessarie dalle rogatorie internazionali (durano anni e il giudice italiano non ha nessun modo per sollecitarle), dalla mancata presentazione dei testimoni e dalla necessità di rintracciarli e farli accompagnare in aula. Insomma si potrebbe ricordare che il progetto del Pds sanzionava con la morte del processo (e le conseguenti responsabilità disciplinari) l’inerzia del giudice, la sua incapacità organizzativa, l’eventuale pigrizia; ma che teneva conto delle interruzioni, inevitabili in ognidibattimento, per assumere le prove necessarie per decidere. 

Ma c'è di più. Il Pd potrebbe ricordare che il suo rigoroso progetto fu, all’epoca, snaturato dalla destra, che pretese, per concedere il suo appoggio al disegno di legge, che le interruzioni eventualmente necessarie per l’acquisizione delle prove non fossero incluse tra le cause legittime di sospensione del processo. Per dire, se l’imputato offriva al pubblico ufficiale da lui corrotto un bel soggiorno alle Barbados, così questi si rendeva irreperibile e non si presentava a testimoniare, il tempo necessario per accertare dove quello era finito e per costringerlo a venire in aula non interrompeva i termini per la morte del processo. L’accordo, per la verità scellerato, fu concluso; ma il progetto non ebbe seguito per la caduta del governo. 

Tutto questo dimostra alcune cose molto preoccupanti, perfino più del processo morto su cui si giocano le sorti della legislatura:
   1) Oggi l’opposizione è così poco efficace nella critica al salvacondotto di B. perché evidentemente ha la coda di paglia;
   2) l’aspirazione del Pd a un dialogo costruttivo per riforme condivise viene da lontano;
   3) i disastrosi risultati di questo metodo non hanno insegnato niente.  


da Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2010




I numeri “truccati” sui tempi e il condono per i soliti noti


Durata massima: ma se si trattasse di un'operazione chirurgica, farebbero morire il paziente?

Ieri 20 gennaio il Senato ha approvato il "processo breve"; adesso dovrà passare alla Camera e poi diventerà legge dello Stato. Magari "legge dello Stato" è troppo, visto che è una legge che serve solo per evitare a Berlusconi di essere condannato per corruzione in atti giudiziari e di essere l’unico (credo) premier del mondo occidentale ufficialmente dichiarato delinquente.
Ma è questo che capita quando si manda uno che commette reati a fare il presidente del Consiglio dei ministri.
Ciò detto, non so da dove cominciare per parlar male di questa legge. Forse la cosa migliore è partire dalla relazione che l’accompagna. Il "processo breve" sarebbe imposto dall’art.111 della Costituzione (un’altra ignominia fabbricata dal "dialogo costruttivo" di maggioranza e opposizione) secondo il quale la legge deve assicurare la ragionevole durata del processo che non deve attardarsi "più del dovuto nell’affermazione della verità giudiziale". Insomma, se ce la facciamo entro i termini previsti, bene; se no, al diavolo l’accertamento del reato, della responsabilità dell’imputato, del diritto al risarcimento delle parti offese, dell’interesse dello Stato alla punizione dei colpevoli; processo ammazzato e via: così dice la Costituzione.
E naturalmente non è vero: la Corte costituzionale ha sempre precisato che ogni intervento legislativo deve tener conto del corretto bilanciamento tra tutti gli interessi costituzionalmente garantiti; e ciò in particolare nel processo penale, dove il principio della ragionevole durata del processo deve essere contemperato con quello dell’accertamento della verità e della tutela delle parti offese; sicché privilegiare il rispetto della rapidità formale senza curarsi di accertare la verità dei fatti è non solo privo di senso ma anche non costituzionale.
E quindi è ragionevole pensare che anche questo nuovo parto della fantasia dei think tank berlusconiani farà la fine dei precedenti: una sentenza della Corte lo spazzerà via. Ma poi quali sono i termini previsti? Variano, da 6 anni e mezzo per i processi che riguardano reati puniti con pena massima inferiore a 10 anni fino a 7 anni e mezzo per quelli puniti con più di 10 anni; per i soliti reati di mafia, terrorismo ecc. i termini massimi sono 10 anni.
Sembrerebbero termini ragionevoli: può un processo penale durare di più? Bè, no, non dovrebbe, anzi non deve. Quindi bisogna darsi da fare per evitare che duri tanto; il che non significa che la soluzione sia: se dura troppo non lo facciamo.

Cominciamo con il buttare a mare l’attuale Codice di procedura penale, compriamo una copia di un qualsiasi Codice di procedura europeo e adottiamolo (con una legge che preveda l’assoluto divieto di modificarne anche solo una virgola). Poi abroghiamo qualche centinaio di reati ridicoli che fanno perdere un mucchio di tempo (omessa esposizione della tabella dei giochi leciti, omesso versamento di ritenute fiscali e Inps, parcheggio utilizzando voucher contraffatti, guida senza patente, soggiorno illegale nel territorio dello Stato – pena prevista 10.000 euro – e altre amenità del genere); spendiamo un po’ di soldi per personale di cancelleria e segreteria e qualche computer; recuperiamo questi soldi abolendo un centinaio di tribunali piccoli e piccolissimi e del tutto inutili.
Dopodiché stabiliamo che il processo penale deve durare al massimo 6 anni e mezzo; anzi a questo punto anche 4 o 5 solamente: con qualche modifica che gente che sa come funziona un processo penale può elaborare in un mesetto (ma deve trattarsi di gente che non ha interessi personali o di categoria da difendere), la cosa è possibilissima. Ma se, lasciamo tutto così com’è, facciamo come se in ospedale ci fosse un tempo massimo per ogni operazione chirurgica: entro due ore deve essere conclusa; se no, si richiude la pancia del paziente e vada a morire da qualche parte. Vi pare ragionevole?
Ma poi, quali pazienti mandiamo a morire da qualche parte; voglio dire, quali processi rinunciamo a fare? Qui sta il bello. Come tutti sanno la durata media del processo penale italiano, con le leggi, l’organizzazione giudiziaria e le risorse che abbiamo, è di 8 anni.
Lo ha detto anche Alfano nella sua relazione al Parlamento sullo stato della giustizia in Italia. Durata media vuol dire risultante della durata di tutti i processi, dalla guida senza patente all’omicidio, dal furto al supermercato al traffico di droga, dall’oltraggio al vigile urbano fino alla frode fiscale.
Ed è evidente che un processo per guida senza patente si fa in un quarto d’ora e che quello per traffico di droga o frode fiscale richiede moltissimo tempo. Così durata media del processo significa che alcuni si concludono in poco tempo e altri in moltissimo. E quindi un gran numero di processi in effetti potranno essere conclusi prima della tagliola del "processo breve": tutti quelli che durano poco o niente. Mentre quelli più complicati, quelli che durano anni e anni (sono quelli che fanno salire la media) non si faranno mai.

Insomma, per continuare con la metafora dell’ospedale, si cureranno presto e bene quelli che hanno l’influenza e il raffreddore; per cancro e infarto, dopo due ore, via, che muoiano pure.
Adesso la domanda è: quali sono i processi più complicati? E, tra questi, quali sono quelli per reati puniti con una pena inferiore a 10 anni per cui si debbono obbligatoriamente concludere in 6 anni e mezzo? Nessuno si stupirà scoprendo che si tratta sempre dei soliti: sono i processi per corruzione, concussione, peculato, falsa testimonianza, falso in bilancio, frode fiscale ecc. ecc; insomma tutti quelli tanto cari alla classe dirigente del paese.
Proprio quei reati che sono puniti poco (pensate: il falso in bilancio di una società quotata in Borsa ha una pena massima di 4 anni; e parcheggiare la macchina utilizzando un tagliando di parcheggio contraffatto di 5) ma che richiedono processi lunghi e complicati. Sicché il risultato del "processo breve" sarà questo: tutti i processi per i reati da quattro soldi si faranno regolarmente; e quelli per i reati veramente gravi per l’economia nazionale, per l’entità del danno cagionato alle parti offese, per la qualità degli imputati che proprio grazie a questi reati occupano cariche pubbliche rilevanti, si estingueranno per "prescrizione processuale", l’ultima salvaguardia di una classe dirigente inguaribilmente dedita al malaffare.
Ultima perla: gran parte della relazione che illustra il "processo breve" racconta di progetti di legge molto simili, elaborati negli anni passati da vari governi di sinistra (?). Come dire: "Trattasi di riforma condivisa; tanto è cosa buona e giusta che anche gli altri…". E poi si stupiscono se uno dice che questa opposizione ti fa incazzare.

Da Il Fatto Quotidiano del 21 gennaio



Processo breve con autovelox


Una mia cara amica che fa il giudice civile mi ha chiesto: "Cosa sai di autovelox?". Io che ho un’automobile da tamarro (come dice Marco Travaglio) le ho risposto: "Tutto, ma che te ne frega?". E così ho scoperto che questa poveretta, consigliere di Cassazione (con stipendio adeguato), esperta di diritto societario, di concorrenza sleale e diritto fallimentare; titolare di numerosi processi in materia possessoria (sono cause rognose se mai ce ne sono state) passa un sacco di tempo a trattare gli appelli alle sentenze del giudice di pace in materia di contravvenzioni stradali.

Pensate un po': una multa per sosta vietata, per eccesso di velocità, per aver passato il semaforo con il giallo-rosso invece che con il verde-giallo finisce sul tavolo di questa mia amica; che, tra un processo per responsabilità di consiglieri di amministrazione che hanno deliberato una fusione societaria in presunto conflitto di interessi; e un altro per asserito possesso di beni immobili già appartenuti a ente pubblico; deve stabilire se 30 o 40 euro di multa debbono essere pagate oppure no.

Questo triste destino tocca a tutti i giudici civili italiani: centinaia di migliaia di processi (in grado di appello) sulle sentenze dei giudici di pace in materia di infrazioni stradali. E intanto i processi veri si ammucchiano e le parti si chiedono: "Ma che cazzo fa questo giudice?". A questo punto mi sono ricordato del tempo in cui, da pm, chiedevo decreti penali al gip: guida senza patente, omesso versamento contributi Inps, omessa esposizione della tabella dei giochi leciti e altre decine di minchiate del genere. Tutta roba che aveva il seguente percorso: richiesta al gip di decreto penale per qualche centinaia di euro, decreto emesso dal gip, due o tre tentativi di notifiche andate a male (perché l’imputato si trasferiva e non si sapeva dove andarlo a cercare), quando lo si trovava faceva opposizione, quindi processo in tribunale, poi appello e cassazione. Era una gara con la prescrizione; e vinceva sempre lei. Nel frattempo sulla mia scrivania si ammucchiavano i falsi in bilancio, le frodi fiscali, le corruzioni e le bancarotte.

Poi è arrivato Alfano e ha detto che non era tollerabile che il processo italiano durasse in media 7 anni e mezzo e quindi ci andava il "processo breve": dopo 6 anni tutti innocenti. Può anche essere una buona idea: la giustizia deve essere rapida, se no che giustizia è? Quindi facciamo qualche riforma semplice, non costosa e poi via al "processo breve". In Parlamento ci sono un sacco di magistrati e avvocati che possono spiegare ad Alfano le cose che si debbono fare; qualcuno che può dire ad Alfano che prima di varare il "processo breve" dovrebbe eliminare le sciocchezze che ho raccontato dovrebbe esserci.

Qualcuno che può fargli un elenco dei ridicoli reati di cui si può fare a meno (sono centinaia) e spiegargli che prevedere tre gradi di giudizio più il ricorso al prefetto per le contravvenzioni stradali è una cosa folle dovrebbe esserci. Qualcuno che… Ma a questo punto mi sono messo a pensare: e che farebbero i 170.000 avvocati italiani (in Francia ce ne sono 50.000), privati da un giorno all’altro del loro pane quotidiano? Allora niente "processo breve". Sì ma, e di B. che ne facciamo? Ecco, avete capito cos’è davvero il conflitto di interessi?

da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2009



Incostituzionale e pericoloso il processo breve


Ho qualche timore nel descrivere i profili di incostituzionalità del ddl sul “processo breve”; perché possono essere eliminati con facilità: si paralizzerebbe la giustizia penale, ma questo a Berlusconi & C non interessa nulla e, pur di portarlo a casa, magari lo modificano. Non di meno me ne occupo perché, chissà, qualcuno li fermerà prima che sia troppo tardi.

Immaginiamo che gli sponsor di Usain Bolt gli dicano: “Caro Usain, tu sei certamente in grado di correre i 100 metri in 9 secondi. Quindi fallo perché se no non ti facciamo più correre”. Ovviamente Bolt non ce la farebbe e l’atletica perderebbe un grande campione. Ecco, B&C stanno facendo proprio così: da domani i processi debbono durare 6 anni; se durano di più non si può condannare nessuno. Risultato, non si condannerà nessuno.

Nessuno? Ecco no, perché anche B&C lo sanno che questo sistema è assolutamente privo di senso; lo vogliono perché a B. serve proprio, però sanno che butteranno alle ortiche decine, forse centinaia di migliaia di processi, che un sacco di delinquenti la faranno franca e che un sacco di parti offese ce l’avranno con loro e non li voteranno più (mah?). E così cercano di limitare i danni riservando il “processo breve” a una sola categoria che, naturalmente, coincide con il prototipo originale in funzione del quale il “processo breve” è stato inventato: proprio lui, B. Si deve trattare di incensurati (B. è incensurato, 6 prescrizioni ha collezionato, è colpevole ma incensurato); si deve trattare di reati puniti con pene non superiori a 10 anni (B. è imputato di corruzione in atti giudiziari, pena massima 8 anni, e frode fiscale, pena massima 6 anni); si deve trattare di processi che siano ancora in primo grado, cioè davanti al tribunale (proprio come il processo Mills); non si deve trattare di reati di mafia (B. qualche relazione con Dell’Utri e Mangano e non so quanti altri ce l’ha, ma processi per mafia veri e propri no) o di terrorismo o di altre 6 o 7 tipologie che comunque non riguardano B.

In questo modo, B&C hanno pensato, un po’ di delinquenti la faranno franca ma non proprio tutti; insomma, io speriamo che me la cavo e per non farla cavare a tutti gli altri ho fatto il possibile. Forse si sono fatti male da soli. Il problema di B&C è sempre lo stesso: la Costituzione; e più in particolare quel rompiscatole dell’articolo 3 con la sua assurda pretesa che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge. Sicché, se i cittadini hanno diritto al “processo breve”, come del resto dice anche l’articolo 111 della Costituzione, per quale motivo chi non è incensurato non dovrebbe godere di questo diritto? L’essere pregiudicati comporta effetti sulla pena (sei proprio incorreggibile, già condannato e continui a delinquere, ti meriti una pena più grave) ma non sul tempo necessario per accertare l’innocenza o la colpevolezza: prima della condanna, un incensurato e un pregiudicato sono entrambi presunti innocenti, non c’è nessuna differenza tra loro. Dunque un pregiudicato ha diritto di vedersi processato con gli stessi strumenti e negli stessi tempi di chiunque altro; e termini di “estinzione del processo” differenziati sono incostituzionali.

Per lo stesso motivo non si può applicare il “processo breve” solo agli imputati di reati puniti con pena inferiore ai 10 anni di reclusione: tutti, innocenti fino a prova contraria, qualunque sia il reato di cui sono imputati, hanno diritto a essere giudicati nello stesso modo. E nemmeno si può dire che un reato punito con pena superiore a 10 anni è per definizione più difficile da accertare di uno punito con pena inferiore; sicché sarebbero ragionevoli termini processuali differenziati. Tanto per parlare sempre delle stesse cose, i falsi in bilancio e le frodi fiscali di B. hanno un tasso di complessità investigativa non inferiore a quello di una indagine in materia di mafia con una decina di pentiti e 10.000 pagine di intercettazioni; eppure i primi sono puniti fino a 4 e 6 anni di reclusione e gli altri con l’ergastolo.

Ancora: che male hanno fatto gli imputati che hanno esercitato il loro diritto di proporre appello? Perché per loro il “processo breve” non deve valere?

Insomma, “processo breve” e Costituzione sono parecchio lontani tra loro. Speriamo che QUALCUNO se ne accorga.

Per finire, applichiamo tutto ciò a un possibile caso concreto.

Processo per corruzione; due imputati, per esempio B, mandante, e l’onorevole Berruti, già condannato per corruzione, esecutore materiale; passano 2 anni, il processo di primo grado non finisce (è ovvio, con B. imputato). Il giudice decreterà l’estinzione del processo per B. (incensurato) e andrà avanti fino alla condanna di Berruti (pregiudicato). Qualche tempo dopo altro processo, sempre a carico di tutti e due e di identico contenuto: B. sarà di nuovo “graziato” e Berruti di nuovo condannato. E via così.

Forse il problema si risolverà da solo; forse ci sarà una rivolta di Palazzo.

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 13 novembre 2009


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