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Incostituzionale e pericoloso il processo breve


Ho qualche timore nel descrivere i profili di incostituzionalità del ddl sul “processo breve”; perché possono essere eliminati con facilità: si paralizzerebbe la giustizia penale, ma questo a Berlusconi & C non interessa nulla e, pur di portarlo a casa, magari lo modificano. Non di meno me ne occupo perché, chissà, qualcuno li fermerà prima che sia troppo tardi.

Immaginiamo che gli sponsor di Usain Bolt gli dicano: “Caro Usain, tu sei certamente in grado di correre i 100 metri in 9 secondi. Quindi fallo perché se no non ti facciamo più correre”. Ovviamente Bolt non ce la farebbe e l’atletica perderebbe un grande campione. Ecco, B&C stanno facendo proprio così: da domani i processi debbono durare 6 anni; se durano di più non si può condannare nessuno. Risultato, non si condannerà nessuno.

Nessuno? Ecco no, perché anche B&C lo sanno che questo sistema è assolutamente privo di senso; lo vogliono perché a B. serve proprio, però sanno che butteranno alle ortiche decine, forse centinaia di migliaia di processi, che un sacco di delinquenti la faranno franca e che un sacco di parti offese ce l’avranno con loro e non li voteranno più (mah?). E così cercano di limitare i danni riservando il “processo breve” a una sola categoria che, naturalmente, coincide con il prototipo originale in funzione del quale il “processo breve” è stato inventato: proprio lui, B. Si deve trattare di incensurati (B. è incensurato, 6 prescrizioni ha collezionato, è colpevole ma incensurato); si deve trattare di reati puniti con pene non superiori a 10 anni (B. è imputato di corruzione in atti giudiziari, pena massima 8 anni, e frode fiscale, pena massima 6 anni); si deve trattare di processi che siano ancora in primo grado, cioè davanti al tribunale (proprio come il processo Mills); non si deve trattare di reati di mafia (B. qualche relazione con Dell’Utri e Mangano e non so quanti altri ce l’ha, ma processi per mafia veri e propri no) o di terrorismo o di altre 6 o 7 tipologie che comunque non riguardano B.

In questo modo, B&C hanno pensato, un po’ di delinquenti la faranno franca ma non proprio tutti; insomma, io speriamo che me la cavo e per non farla cavare a tutti gli altri ho fatto il possibile. Forse si sono fatti male da soli. Il problema di B&C è sempre lo stesso: la Costituzione; e più in particolare quel rompiscatole dell’articolo 3 con la sua assurda pretesa che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge. Sicché, se i cittadini hanno diritto al “processo breve”, come del resto dice anche l’articolo 111 della Costituzione, per quale motivo chi non è incensurato non dovrebbe godere di questo diritto? L’essere pregiudicati comporta effetti sulla pena (sei proprio incorreggibile, già condannato e continui a delinquere, ti meriti una pena più grave) ma non sul tempo necessario per accertare l’innocenza o la colpevolezza: prima della condanna, un incensurato e un pregiudicato sono entrambi presunti innocenti, non c’è nessuna differenza tra loro. Dunque un pregiudicato ha diritto di vedersi processato con gli stessi strumenti e negli stessi tempi di chiunque altro; e termini di “estinzione del processo” differenziati sono incostituzionali.

Per lo stesso motivo non si può applicare il “processo breve” solo agli imputati di reati puniti con pena inferiore ai 10 anni di reclusione: tutti, innocenti fino a prova contraria, qualunque sia il reato di cui sono imputati, hanno diritto a essere giudicati nello stesso modo. E nemmeno si può dire che un reato punito con pena superiore a 10 anni è per definizione più difficile da accertare di uno punito con pena inferiore; sicché sarebbero ragionevoli termini processuali differenziati. Tanto per parlare sempre delle stesse cose, i falsi in bilancio e le frodi fiscali di B. hanno un tasso di complessità investigativa non inferiore a quello di una indagine in materia di mafia con una decina di pentiti e 10.000 pagine di intercettazioni; eppure i primi sono puniti fino a 4 e 6 anni di reclusione e gli altri con l’ergastolo.

Ancora: che male hanno fatto gli imputati che hanno esercitato il loro diritto di proporre appello? Perché per loro il “processo breve” non deve valere?

Insomma, “processo breve” e Costituzione sono parecchio lontani tra loro. Speriamo che QUALCUNO se ne accorga.

Per finire, applichiamo tutto ciò a un possibile caso concreto.

Processo per corruzione; due imputati, per esempio B, mandante, e l’onorevole Berruti, già condannato per corruzione, esecutore materiale; passano 2 anni, il processo di primo grado non finisce (è ovvio, con B. imputato). Il giudice decreterà l’estinzione del processo per B. (incensurato) e andrà avanti fino alla condanna di Berruti (pregiudicato). Qualche tempo dopo altro processo, sempre a carico di tutti e due e di identico contenuto: B. sarà di nuovo “graziato” e Berruti di nuovo condannato. E via così.

Forse il problema si risolverà da solo; forse ci sarà una rivolta di Palazzo.

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 13 novembre 2009



Eletto dal popolo, chi?


Il Mattino dell’11 ottobre riporta alcune dichiarazioni di Berlusconi, esternate a Benevento nel corso di una delle sue “Feste della libertà”. Qui il presidente del Consiglio ha detto: “Non credo che si possa consentire di rivolgere infamie, improperi, insulti e volgarità ad un premier eletto direttamente dal popolo, bisogna cambiare questa situazione». Questa storia del premier eletto direttamente dal popolo Berlusconi e i suoi clientes la ripetono ossessivamente ovunque si trovino ad esternare; e dunque in molti luoghi (specie in TV) e molte volte. Così, come oramai avviene in Italia da molto tempo, i cittadini si sono convinti che sia vera, che il “premier” è “eletto dal popolo”. Trattasi di una palla. Cominciamo dalla legge elettorale, la n. 27 del 21/12/2005, (se la sono scritta loro, dovrebbero conoscerla) che, all’art. 5, dice: “…I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.”

Sicché non è il presidente del Consiglio dei Ministri che è eletto direttamente dal popolo ma, a tutto concedere, il Capo della coalizione o del partito. Ma anche quest’affermazione è tutta da rivedere, considerato che ben potrebbe accadere che l’elettore voti un partito o una coalizione solo perché si riconosce nel loro programma; o perché comunque esprime un voto “contro” (è la strategia ben collaudata di Berlusconi): “non voglio assolutamente che i 'comunisti' vadano al potere e quindi voto per la destra, anche se, a ben vedere non mi piacciono poi tanto neppure loro …”. Insomma nessuno può escludere che gli elettori della coalizione Forza Italia, An e Lega l’abbiano votata a dispetto del plurinquisito Berlusconi (per non ricordare che uno dei suoi lati, diciamo così, problematici), turandosi il naso pur di attuare il programma in cui credevano. Per esempio il federalismo per la Lega o una destra legalitaria e conservatrice per An.  

Capo della coalizione, dunque, e non “premier”. Carica, quest’ultima, che neppure esiste nel nostro ordinamento costituzionale che prevede solo un presidente del Consiglio dei Ministri. E infatti, secondo l’art. 95 della Costituzione, “il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri”. Insomma una gestione collegiale coordinata, non monocratica ed autoritaria. Sicché, quando Berlusconi si investe della qualifica di premier, si arroga poteri che la Costituzione non gli riconosce e si inventa una carica istituzionale che non esiste.

Ma torniamo all’elezione diretta del popolo. Si è già visto che anche questa è una fantasia. Ma è anche una fantasia incostituzionale. Dice l’art. 92 della Costituzione: “Il governo della Repubblica è composto del presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”

Dunque è il presidente della Repubblica che ha nominato Berlusconi, non il popolo. E nulla gli avrebbe impedito, se avesse ritenuto che il “Capo della coalizione” indicato dalla maggioranza non presentava quei requisiti di onestà, correttezza, serietà, competenza indispensabili per la carica di presidente del Consiglio dei Ministri, di nominare altro esponente della maggioranza, nel tentativo di ricondurre a ragione la coalizione affinché non fosse portata a tale carica una persona indegna. E se il tentativo non fosse riuscito e gli fosse stata riproposta la stessa indegna persona, non sarebbe stato il popolo a riproporla ma la fazione da questa persona egemonizzata. Il punto è che Berlusconi non capisce proprio che il sistema costituzionale italiano si fonda sull’equilibrio di poteri. Che non vi è una legittimazione popolare, a seguito della quale l’eletto dal popolo può esercitare un potere assoluto privo di ogni controllo; che, al contrario, il popolo esprime la maggioranza politica che governerà e l’opposizione che ne controllerà l’operato; che il presidente della Repubblica identifica la persona che, autorevolmente (e quindi degnamente) dirigerà il Consiglio dei ministri; che ognuno di questi conserva la sua specifica competenza e responsabilità; che l’azione di governo si esplica secondo le leggi emanate dal Parlamento e sotto il controllo della Corte Costituzionale.

Tutto questo, ai miei tempi, lo sapevano gli studenti delle medie che avevano nel loro programma “Educazione civica”; oggi comunque lo sa qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza. E quello che alla fine è davvero preoccupante non è che Berlusconi invece ne sia del tutto inconsapevole. E’ che egli sembra davvero credere che l’investitura popolare (se ci fosse) renderebbe lecito che il governo di un grande Paese possa essere legittimamente affidato a persona più volte sottoposta a processo penale per falso in bilancio, frode fiscale, corruzione di giudici e testimoni, ritenuto colpevole ma non condannato per prescrizione (e per via di leggi fatte apposta da lui stesso per raggiungere questo risultato). Quello che è davvero preoccupante è che egli sembra credere che l’investitura popolare autorizzi ogni delitto; il che in effetti è avvenuto, anche recentemente, nelle sanguinose dittature europee del secolo scorso; e che credevamo non sarebbe avvenuto mai più.

Il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2009


Rispondo ai vostri commenti


Rispondo ad alcuni commenti lasciati nel post Il dito e la luna

Per Nexus (4)
Guardi che io non penso affatto che il comportamento ossessivo di Berlusconi nei riguardi del sesso sia un fatto irrilevante e, peggio, pericoloso per il nostro Paese. Ho detto solo che i suoi processi e corrispondenti assoluzioni per gravi fatti di criminalità costituiscono materia di ancora maggiore preoccupazione. Per il resto condivido pienamente le sue osservazioni.

Per Saggio (5)
Il punto è che una condotta delittuosa quale quella da lei ipotizzata non è assolutamente provata; e nemmeno pare possibile acquisire prove in proposito.
Ci sono sospetti, illazioni, opinioni; ma tutto questo in tribunale non conta.
E comunque, si ricordi che c’è il Lodo Alfano. E, anche se fosse provato che Berlusconi ebbe rapporti sessuali con Noemi Letizia in un contesto illecito, non potrebbe essere processato.
E’ anche vero che un processo del genere potrebbe cominciare (se ci fossero prove) dopo che la Corte Costituzionale avesse deciso sulle eccezioni sollevate dal tribunale di Milano. E, se la Corte dichiarasse incostituzionale la norma, non nego che (sempre che esistessero le prove del reato che lei ipotizza) la cosa si farebbe interessante…

Per Gabriele (6)
Non sono d’accordo. Una larghissima fascia di popolazione è molto interessata alla vicende boccaccesche di Berlusconi. Certo, queste vengono proposte dai media; ma è un circolo vizioso. I media le propongono perché c’è molta gente che vi si interessa. E siccome c’è questo diffuso interesse i media lo cavalcano e ci guadagnano. Poi, certo, in qualche modo gli interessati si debbono pur difendere. E si va dai Ma vaaaaa laaaa, figuriamociiiiiii di Ghedini alle più sofisticate costruzioni teoriche di sapienti corifei.

Per Aulus Agerius (ma è un lettore di Linus?) (12)
Secondo me qui la delegittimazione dei magistrati non c’entra nulla.
Non c’è processo, la disapprovazione arriva dai cittadini.

Per Giacomo (18)
Beh, secondo me i falsi in bilancio, le frodi fiscali, le corruzioni sono reati peggiori dell’eventuale frequentazione di una minorenne ben disposta e appoggiata dalla famiglia. Per il resto concordo con lei su tutto: ripeto, ho solo detto che c’è di peggio.

Per Marco Vagnozzi (21)
La legge non prevede che all’innocente vengano restituiti i soldi spesi per le parcelle del suo avvocato.
Il che mi va bene perché sapesse quanti  innocenti sono più colpevoli di Giuda! Ci mancherebbe altro che gli ridiamo anche i soldi dell’avvocato!

Per Sandro Zagatti (26)
La ritrattazione seguita dall’impunità è stato un ottimo strumento per riuscire a provare (testimonialmente) la colpevolezza di molti imputati.
Il testimone falso ha sempre un incentivo a mentire: soldi, amicizia, paura. Bisogna che abbia un incentivo a ritrattare e a dire la verità: l’impunità. Questa è la teoria.
Il vero scandalo è che, in realtà, testi falsi e favoreggiatori non hanno bisogno di questo tipo di incentivo perché, di fatto, sono già impuniti.
L’ho scritto bene nel mio ultimo libro (La questione immorale) ed è difficile spiegarlo qui in poche righe. Comunque il succo della questione è che il teste falso non può essere arrestato né giudicato fino a quando non si è concluso (in primo grado) il processo nel corso del quale ha reso la falsa testimonianza. Garanzia di prescrizione. Sai quanto gliene frega di ritrattare per non essere condannato.
Il favoreggiatore difficilmente rischia pena elevate; e dunque tra sospensione condizionale e affidamento in prova al servizio sociale, consegue l’impunità. Sicché, anche lui, preferirà l’eterna gratitudine del delinquente favoreggiato.
Ma ripeto: tutto questo, che è abbastanza complesso, è spiegato un po’ meglio in La questione immorale.



Il dito e la luna


Quando il saggio mostra la luna, lo sciocco guarda il dito

Le vicende di Silvio Berlusconi e di sua moglie stanno interessando molto i cittadini..
Dalle parole della signora Veronica e dalla sua reazione angosciata e indignata, sembra dedursi che lei sia convinta di essere stata reiteratamente tradita e con modalità tali da ferire la sua dignità, oltre che i suoi sentimenti. E debbo riconoscere che una vicenda come quella che il Presidente del Consiglio sta offrendo ai cittadini è davvero singolare e tale da giustificare l’interesse che i mezzi di informazione insieme soddisfano ed alimentano.

Resto però alquanto disorientato.

Da molti anni Berlusconi è accusato di molte e gravi violazioni del codice penale e di altre leggi penali. Ha subito numerosi processi da alcuni dei quali è uscito in modo poco commendevole: alcune volte per prescrizione, altre per assoluzioni motivate con l’art. 530 del codice di procedura (la c.d. insufficienza di prove), altre ancora a seguito di leggi fatte appositamente per consentirgli l’assoluzione con la formula il fatto non è più (prima lo era, adesso non più) previsto dalla legge come reato, altre infine per via di quei monumenti giuridici e costituzionali che sono stati il lodo Schifani e il lodo Alfano, le due leggi costruite apposta per garantirgli l’impunità. Non solo: personaggi a lui molto vicini (Dell’Utri per primo e Previti per ultimo, ma ve ne sono stati altri) sono stati condannati per gravi reati (frode fiscale e corruzione) in contesti in cui è emerso con chiarezza l’interesse economico e politico di Berlusconi stesso. E ancora: alcune frequentazioni (penso al famoso stalliere Mangano) del Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana sono state tali da ingenerare sconcerto e preoccupazione. Perfino alcune assoluzioni (il processo Saccà) sono state motivate con argomenti che avrebbero fatto vergognare qualsiasi piccolo, medio o grande servitore dello Stato: un rapporto di totale sudditanza tra pubblici funzionari (e Berlusconi lo è, al massimo livello) squalifica il suddito, ovviamente, ma non depone a favore del padrone, proprio perché non sono questi i rapporti che dovrebbero caratterizzare il pubblico impiego. Insomma, un alto funzionario pubblico non dovrebbe comportarsi come Fantozzi; e il Presidente del Consiglio dovrebbe guardarsi bene dall’assumere ruolo e atteggiamenti da ipermegadirettore.

Ecco: tutto questo (e altro ancora, credo) avrebbe meritato molta più partecipazione critica da parte dei cittadini; molta di più di quella che, a quanto pare, tutti si sentono in dovere di esternare per le vicende dell’appena maggiorenne Noemi e delle numerose donne di spettacolo di cui Berlusconi si è circondato e che ha indubbiamente sponsorizzato.

Non voglio dire naturalmente che questi comportamenti non siano censurabili: sotto il profilo morale, se le ragioni della signora Veronica sono fondate; e anche sotto il profilo penale se dovesse risultare provato che l’attribuzione di cariche pubbliche o la candidatura a ben remunerati seggi politici null’altro costituisse se non la remunerazione di prestazioni affettive o sessuali. Ma di questo ultimo aspetto non vi è alcuna prova; e, quanto al primo, quello morale, debbo dire sconsolatamente che le trascorse vicende giudiziarie di Berlusconi mi paiono di ben maggiore rilevanza.

Così penso che dovremmo soprattutto continuare a ricordare con sdegno e preoccupazione queste ultime e riservare alle presunte infedeltà di un uomo anziano e poco discreto quella distratta e seccata attenzione che esse meritano.


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