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Quanto pesa il Vaticano?


Una parte del lavoro che faccio adesso consiste nell’andare in giro per partecipare a dibattiti organizzati da associazioni culturali, librerie e, qualche volta, da partiti. La settimana scorsa sono andato a Trieste, in una libreria fantastica: grandissima, piena di libri insoliti, con un bar fornito di cose buonissime e di vini superlativi. Tra il pubblico c’era un cittadino americano che parlava un ottimo italiano e che, non so per quali ragioni, era molto interessato ai fatti nostri. In particolare aveva un’ottima competenza giudiziaria e, siccome io avevo messo a confronto il nostro sistema con quello statunitense, concludendo che il nostro era comunque assai migliore, mi ha mosso alcune significative obiezioni, molto tecniche. La gente ha partecipato molto, il che in fondo mi ha stupito: ma guarda che fame di informazioni, ho pensato. Dove la cosa si è fatta interessante è quando questo signore ha spiegato che, secondo lui, il nostro problema sta nel fatto che siamo cattolici e, in particolare, che in Italia c’è il Vaticano, il Papa, una gerarchia ecclesiastica molto attiva politicamente etc. etc. Ha continuato dicendo che noi abbiamo tante leggi, la maggior parte inutili (ho condiviso entusiasticamente), perché è nella nostra formazione culturale quella di farci guidare dall’esterno, da leggi o persone che ci dicano cosa è giusto e cosa è sbagliato. Mentre nei Paesi anglosassoni, che sono a maggioranza protestante, le leggi sono in numero infinitamente minore, i processi si basano su precedenti decisioni da cui ci si discosta solo in casi eccezionali e le regole etero imposte (insomma i casi in cui si dice al cittadino cosa fare e cosa non fare) sono pochissime.

E questo perché, ha concluso, i protestanti hanno una cultura diversa, un codice etico e civico di cui si considerano depositari e responsabili; e le cui violazioni costituiscono un’incoerenza verso se stessi, non una trasgressione a comandamenti esterni. La cosa mi è piaciuta molto e ho cercato di spiegare che proprio questo sostanziava la differenza fondamentale tra il nostro codice di procedura penale e quello americano: noi abbiamo la sentenza, dove il giudice spiega quali leggi ha seguito, come le ha interpretate e dunque perché ha preso quella decisione. Negli Usa hanno il verdetto, cioè la decisione tout court: ti condanno, ti assolvo; ma la giuria non spiega quali ne sono stati i motivi. In effetti, la giuria è il popolo; e il popolo, etico - diciamo così - per natura e non per obbedienza, non ha bisogno di spiegare. 

La cosa più divertente per lo sconcerto che ha provocato è arrivata alla fine. Il mio amico (a questo punto così lo consideravo) ha detto: “Il problema vostro è la confessione. Voi vi comportate male ma poi avete il vostro mediatore privato con Dio. Andate da lui, gli raccontate tutto e vi dichiarate pentiti. E lui vi perdona e vi dice: va e non peccare più. Non aggiunge, ma è implicito, però se pecchi torna qui che l’aggiustiamo. Da noi, se uno si comporta male il problema è serio. Che fa, si autoassolve?”. Mi è piaciuta molto. Chissà che ne pensano i miei 25 lettori?  

da Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2010

 


Adesso si capisce un pò meglio perché...


Adesso si capisce un po’ meglio perché Vaticano e B&C vanno così d’accordo. In effetti un cattolico praticante e, per la verità, anche un laico raziocinante, avevano qualche difficoltà a capire come le più alte gerarchie della chiesa cattolica continuassero a gratificare B. della loro affettuosa solidarietà nonostante la figura morale dell’uomo fosse certamente abbietta. Probabilmente nei cattolici destava minor stupore il fatto che B, colpevole di gravi reati e assolto per prescrizione a seguito di una legge costruita da lui e nel suo personale interesse, venisse ciò non di meno ricevuto in Vaticano; in fondo di reati fiscali, societari, contro la pubblica amministrazione si trattava, il loro tasso d’immoralità poteva essere giudicato modesto da chi si occupa di anime e non di soldi (?).

Meno comprensibile poteva sembrare che le gerarchie ecclesiastiche continuassero ad avere rapporti cordiali con persona amica di imputati e condannati per mafia, chi in primo grado, chi in secondo, chi in via definitiva, e che aveva addirittura ospitato in casa sua un riconosciuto mafioso: ma insomma, che mafia e religione costituiscano un binomio pressoché inscindibile (basta osservare l’esibita ma sincera devozione dei mafiosi frequentatori abituali delle messe) è noto a tutti.
Certamente incomprensibile e incoerente era però il permanere di ottimi rapporti con persona che si scopava puttane previamente convocate in allegri festini presso la residenza di governo, che frequentava senza apparenti ragioni istituzionali o semplicemente amicali una minorenne, che era, ohibò, divorziato e risposato civilmente, ragione per la quale a milioni di fedeli è rifiutato il sacramento della comunione. Questo proprio non si riusciva a capire.

Fino ad oggi, veramente, quando abbiamo scoperto che anche le alte gerarchie ecclesiastiche sono convinte che gli unti dal signore meritino l’impunità giudiziaria. Magistratura e polizia belghe indagano su atti di pedofilia commessi da ecclesiastici? Cercano le prove di questi disgustosi delitti? Eseguono perquisizioni e, chissà, intercettazioni telefoniche (lì si può, pare che sia considerata una cosa intelligente da fare se si vogliono scoprire reati e colpevoli)? Addirittura trovano documentazione comprovante le violenze sessuali commesse da ecclesiastici in danno di bambini? Perfino sequestrano questa documentazione? E come reagisce la chiesa belga? La commissione nominata dalla conferenza episcopale si dimette per protesta: perché le indagini le dovevano fare loro per primi; poi, in piena trasparenza, ne avrebbero comunicato i risultati a polizia e magistratura. Da morir dal ridere, se non fosse drammatico.

Ma questa è la chiesa belga, si dirà, intemperanze alla periferia dell’Impero; che c’entra il Vaticano? Eh, non è stato il Vaticano a esprimere stupore e sdegno per le indagini della polizia belga? E non è stato tale padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, a sostenere che le condotte tenute dalla Chiesa “non hanno inteso e non hanno favorito alcuna copertura di tali delitti, ma anzi hanno messo in atto un’intensa attività per affrontare, giudicare e punire adeguatamente tali delitti nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”? E alla fine non è stato il Vaticano che ha presentato un ricorso alla Corte Suprema degli Stati Uniti sostenendo la sua immunità a fronte delle denunce delle vittime di tale Andrew Ronan, un prete pedofilo, come tale noto alla sua gerarchia, che però si era limitata a trasferirlo di sede in sede ogni volta che veniva denunciato? E, alla fine, non sono stati lo stesso Papa e il cardinale Bertone ad incazzarsi con la polizia e la magistratura belghe?

Così adesso si capisce perché c’è tanto feeling tra B. e il Vaticano. Sono tutti e due convinti di essere al di sopra della legge. Il Vaticano perché è unto dal Signore; e B. perché è unto dal popolo. È quest’originale battesimo che rende inapplicabile ai preti pedofili la giustizia secolare: i loro delitti saranno puniti “adeguatamente nel quadro dell’ordinamento ecclesiastico”. Il che comunque sarebbe sempre meglio (se davvero avvenisse, ma la storia di padre Ronan non autorizza molta fiducia) di quanto avviene nell’entourage di B&C, dove non solo non si “punisce” nessuno ma chi commette delitti fa carriera politica.
Sarà perché in Italia manca una figura (per dire, vista l’impresentabilità di B&C, magari il presidente della Repubblica) che possa convincentemente affermare, come ha fatto il premier belga Yves Leterme: “Ciò che mi interessa, come primo ministro di questo paese, è che il potere giudiziario possa esprimersi in modo autonomo ed è proprio questo che sta succedendo. Le perquisizioni sono la prova che in questo paese c’è una separazione di poteri tra Stato e Chiesa e che il potere giudiziario può agire in modo autonomo”?

da Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2010






Tra B. e un altro B.


Ero sulla mia macchina da tamarro, come dice Marco Travaglio, e ascoltavo Radio Radicale. Parlavano dell’incontro tra B. e B., al secolo B. e il cardinale Bertone. Due pezzi da 90, un presidente del Consiglio e il segretario di Stato del Vaticano. Radio Radicale diceva che B., tutto giulivo, aveva detto al suo omologo che doveva essere contento di lui perché erano riusciti a stoppare la Bonino. La cosa mi ha fatto un po’ schifo perché, da laico convinto, io riconosco il diritto del Vaticano di condurre una sua politica e di opporsi a quelli che ritiene suoi avversari; sicché, se la Bonino dal loro punto di vista è il diavolo, bene ha fatto il Vaticano a cercare alleanze e a sponsorizzare altri concorrenti. Ma anche dal Vaticano, come da tutti, si deve pretendere coerenza.

La Bonino è il diavolo perché appartiene a un’area politica e segnatamente a un partito che promuove l’aborto, il divorzio, il fine vita dignitoso etc etc, tutte cose che al Vaticano non piacciono; e, come ho detto, è legittimo che non gli piacciano. Ma il partito di B. disprezza le leggi dello Stato ed è profondamente inquinato dal malaffare. Lo stesso B. è uomo con una storia giudiziaria impensabile per un leader di governo che non sia un dittatore africano e dalle abitudini private che il segretario di Stato del Vaticano dovrebbe trovare inaccettabili. Insomma, un leader che ritiene l’evasione fiscale, qualificata pubblicamente come legittima difesa, cosa buona e giusta; che è a capo di un partito che conta in quantità industriale inquisiti per reati gravissimi e che distrugge il sistema giudiziario del Paese per assicurare l’impunità a sé e ai suoi amici; è davvero persona con cui il Vaticano può stipulare alleanze senza tradire la sua stessa ideologia religiosa?

Verrebbe da pensare di no; ma forse la risposta giusta è: sì. Mi ricordo che, un paio d’anni fa, fui invitato a partecipare a un talk show presso un’emittente televisiva romana, non me ne ricordo il nome ma era sulla via Aurelia. Scoprii al mio arrivo che era una tv del Vaticano. Era un posto molto moderno, numerosi edifici e studi nuovi e bene attrezzati; per dire, lo studio di Annozero, in confronto, era una cosa da poveretti. Una simpatica signora faceva gli onori di casa e chiacchierai un po’ con lei. Scoprii che la tv era finanziata da pubblicità (in effetti ce ne era molta) e… dall’8 per mille. Rimasi esterrefatto: come, l’8 per mille? Eh, sì. Mi incazzai moltissimo; in quel periodo c’era una bellissima pubblicità sull’8 per mille: un bambino, un vecchio, un missionario e molti altri personaggi pronunciavano ognuno una parte di un discorso bellissimo il cui succo era che questi soldi servivano per fare tante bellissime cose che aiutavano i poveri e i derelitti. Una cosa veramente geniale: io, che davo il mio obolo a un’associazione ambientalista, avevo quasi voglia di convertirmi…
Ora, possibile che il Vaticano impieghi i soldi dei cittadini per finanziare una sua emittente televisiva, soprattutto senza dire niente a nessuno? Eh, possibile sì. Così la verità alla fine è che il Vaticano si comporta come un qualsiasi partito: persegue i suoi scopi, racconta balle alla gente per gattonarsi il consenso, non è imbarazzato né da coerenza né da etica. Mi sa che il cardinale Bertone, uomo suppongo assai colto, abbia fatto proprio uno dei celebri detti di Seneca: “Fate quello che dico, non fate quello che faccio”.

da Il Fatto Quotidiano, 23 aprile 2010



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