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Il pericolo non viene dalle masse



di Sabina Guzzanti
Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2009

Barbara Spinelli mette in guardia: attenzione a difendere troppo la sovranità popolare perché questa può portare al populismo come nel nostro caso. La democrazia si fonda su equilibri sottili: qui il problema è che sia la borghesia nel difendere gli interessi di pochi, sia la sinistra nel difendere il potere dei più deboli, sono sempre state eversive e hanno sempre coltivato la cultura dell'anti-Stato. Ricordiamoci di Gelli e Sindona, delle posizioni di Lotta continua su Br e Calabresi, delle strategie delle banche di Stato che sottilmente hanno aggirato le norme. Spinelli dice: "Sono secoli che il pensiero liberale sostiene che la sovranità popolare può divenire dispotismo". Mi sembra che punti il dito, giustamente, sull'inadeguatezza della borghesia illuminata e sulla mancanza di considerazione per quel poco di buono che c'è in giro.Se dovessi riassumere, il pensiero che è emerso ai miei occhi è questo: non concentriamoci troppo sul difendere la democrazia nel suo significato originario di potere al popolo, usciamo da questa crisi mettendo al lavoro le menti che ancora funzionano per tornare a un sistema liberale, la democrazia tout court può essere anche pericolosa.

Dopo l'esperienza nazista, anche negli Stati Uniti è stata messa in discussione (o meglio: guardata con sospetto) la massa che poteva trasformarsi in un mostro. C'è una bellissima serie di documentari di Adam Curtis (Bbc) che racconta come un certo Bernez, nipote di Freud che aveva i suoi bei dubbi anche lui sulla democrazia, basandosi sulla psicoanalisi sviluppa una teoria e una prassi per il controllo delle masse. Questo pensiero porterà a teorizzare il consumismo come garanzia della democrazia e la diffusione della cultura individualista che porterà negli anni 80 alla vittoria di Regan e Thatcher. Ma soprattutto renderà una vera proposta alternativa impossibile, azzerando completamente la cultura della collettività come soggetto. Da quel momento in poi i partiti democratici e laburisti potranno anche governare, ma non avranno più la capacità di imporre cambiamenti. Può darsi che la sovranità popolare abbia delle controindicazioni, ma anche la diffidenza per le masse ha prodotto danni. Siamo sicuri che il problema siano le masse ignoranti? È a loro che dobbiamo addebitare in questo paese la vittoria di Berlusconi? A me sembra che il momento critico che stiamo vivendo sia da imputare proprio alla borghesia intellettuale e alla nostra classe dirigente. Cosa può fare una persona qualunque con uno stipendio di 1200 (per non fare esempi tragici) euro? Una persona ricattata da ogni parte, senza un sindacato che la protegga, un partito che rappresenti i suoi interessi, senza una fonte di informazione affidabile, senza punti di aggregazione dove poter scambiare opinioni, discutere come facciamo noi tra di noi? Che sa di non potere avere giustizia qualora si rivolgesse a un tribunale? Di cosa si deve nutrire, in nome di quali principi rappresentati da chi dovrebbe reagire?

Castelli ad Annozero diceva che la sinistra non riesce più a interpretare la società. Non riuscendoci, cerca solo di distruggere Berlusconi in tutti i modi. Non è una affermazione originale ma c'è del vero. Sto leggendo un libro di Ulrich Beck da poco tradotto in italiano: "La società del rischio". Qui ad esempio c'è un'analisi vera della società contemporanea. Rispetto a una minaccia continua che viene dal cibo che mangiamo, da poteri occulti che scavalcano la democrazia, dall'aria che respiriamo, dai tessuti, dai materiali di cui sono fatti i nostri mobili e le nostre case, non c'è nulla che sia organizzabile in termini di ceto o gruppo sociale. Il sistema industriale, invece, riesce a trarre profitto anche dal rischio e ci riesce sempre meglio. Si pensi in questo paese a quanto rende l'economia dell'emergenza. Abbiamo, da una parte, un potere così cinico da provocare morti sempre più frequenti subdole e indegne, dall'altra quelli che si propongono come razionali e umanitari che considerano le vittime come sostanzialmente incompetenti. Se sapessero non si danneggerebbero. La gente ignorante diffida degli esperti, dei tecnici perché è irrazionale. Non saranno invece tecnici e scienziati a dovere ammettere il loro fallimento nell'aver creato una società irrazionale? In questa fase di passaggio, in cui stiamo salutando la nostra giovane democrazia, vivo già con nostalgia le poche assemblee, i pochi momenti di discussione che incontro qua e là. Per quanto siano sempre più ostacolati da una totale mancanza di metodo, da un narcisismo straripante e assolutamente interclassista, è importante verificare che le soluzioni vere si trovano con il confronto. In altre parole, la democrazia funziona. Certo: la democrazia è fatta di divisione dei poteri non solo di voto. È fatta di rispetto, di curiosità per l'altro, ma questa è cultura e la cultura si crea con il lavoro non si trova in natura. Il lavoro di chi maneggia la conoscenza deve essere un lavoro di approfondimento e di diffusione insieme.

La soluzione presentata da Barbara Spinelli mi pare suonasse così: "Riprendiamoci, noi intellettuali, attenzione a convocare il popolo". Benissimo che ci siano elites che indichino soluzioni, ma con questo spirito: avendo io capacità intellettuali, le metto a disposizione della comunità, se non altro perché dalla comunità traggo vantaggio da chi ha capacità diverse dalle mie. Non mi pare  che si possa scongiurare il pericolo autoritario, guardando con diffidenza alle masse. Le ragioni del consenso popolare della destra negli ultimi vent'anni sono anche da cercarsi nel fatto che nessuno vuole essere considerato massa.Barbara Spinelli mette in guardia: attenzione a difendere troppo la sovranità popolare perché può portare al populismo. Ma attenzione anche alla distanza dalla gente.


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