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Tutti si scandalizzano per la lentezza dei processi


Qui di seguito vi propongo una situazione tipo e vi invito a riflettere: è proprio vero che la rapidità del processo è ciò che dobbiamo desiderare più di ogni altra cosa?

Indagine per dichiarazione infedele: l’imputato, Giuseppe Casinista, è un commerciante che opera come ditta individuale, si è beccato una verifica della Guardia di Finanza che prende in esame gli ultimi 3 anni, il 2005, 2006 e 2007. Il criterio è semplice: la sua contabilità riporta in media ogni anno costi per 175.000 euro e ricavi per 250.000 euro; la sua dichiarazione presenta un reddito imponibile di 75.000 euro all’anno. La Guardia di Finanza esamina gli estratti conto dei suoi rapporti bancari e trova che vi sono accrediti per 500.000 euro per ogni anno. Gli chiede di giustificare i 250.000 euro all’anno non annotati in contabilità. Il commerciante farfuglia quello che può, cerca affannosamente documenti e ricevute ma trova poco; la contabilità gliela teneva la moglie, che è morta due anni fa; e poi la figlia, una diciottenne che ha appena finito la scuola; lui ha sempre solo badato agli acquisti e alle vendite.

La Guardia di Finanza manda il tutto all’Agenzia delle Entrate recuperando a tassazione circa 350.000 euro all’anno; eh, si, perché si calcolano anche gli addebiti in conto, oltre che gli accrediti: così dice la legge. Inoltre, siccome c’è un’evasione d’imposta superiore a 60.000 euro per anno, lo denuncia alla Procura della Repubblica.
Il processo sembra bello che fatto, i conti tornano (anzi non tornano ma proprio per questo c’è la prova dell’evasione di imposta).

Si interroga Giuseppe che, con molta difficoltà (è uno che capisce niente di tutto quello che non riguarda il suo mestiere) racconta che lui risparmiava soldi da tutta la vita e che a un certo punto (non si ricorda quando, forse nel 2000) ne aveva prestati un po’ (non si ricorda quanti, forse 200.000 euro) a una sorella di sua moglie, Giovanna Sicheso, che doveva comprarsi una casa. Poi questa, pian piano, glieli aveva restituiti, qualche volta con assegni, qualche volta con bonifici bancari, qualche volta in contanti.
Poi spiega anche che anni prima (quando?, mah, forse nel 2001) aveva comprato una casa al mare (200.000 euro) e poi l’aveva rivenduta nel 2007 guadagnandoci, anche un pochino, per 250.000 euro. Si, ma l’atto notarile? E gli assegni? Eh, prima ci pensava sempre la moglie, poi …; forse è rimasto tutto nella casa al mare, magari quello che l’ha comprata potrebbe non aver buttato tutto via. Come si chiama? Mah, mi pare Alberto Marinaio.
Poi c’è un altro problema: lui ha sempre fatto un po’ di pasticci con i conti correnti, certe volte andava in rosso e allora, per coprire, faceva i giri conto, spostava soldi da un conto all’altro. Poi dire quando e come …
Insomma un casino.
Certo potevano essere tutte balle, di solito lo sono. Però …

E così si comincia con la sorella della moglie, Giovanna. Manco a dirlo, tutto vero, sì sì, i soldi me li ha prestati, era il 2001. E io poi glieli ho restituiti, tra il 2005 e il 2006. I bonifici li ho fatti dal mio conto, il  …. presso la banca …..; e anche su quel conto ho tratto alcuni assegni. Altri glieli ho girati, erano quelli che mi davano i miei clienti (anche questa signora fa la commerciante); ho annotato tutto su un’agenda. Può farmela avere signora? Si certo, la devo trovare ma credo di sapere dov’è. Va bene, ci vediamo la settimana prossima.
Intanto si chiedono alla banca di Giovanna gli estratti conto e la copia degli assegni emessi nel 2005 e nel 2006. E poi si chiedono alle banche di Giuseppe gli elenchi degli assegni accreditati sui suoi conti sempre in quegli anni.
La settimana dopo arriva Giovanna con un quadernetto; c’è scritto tutto ma va a sapere se è proprio vero o si tratta di una cosa costruita due giorni fa. Però, dopo 6 mesi (si si, proprio 6 mesi) cominciano ad arrivare gli assegni e gli elenchi degli assegni fuori piazza; e in effetti importi e date coincidono con quello che risulta dal quadernetto di Giovanna.
Va bene, 200.000 euro li abbiamo trovati, non sono ricavi, non concorrono a formare il reddito, sono la restituzione di un prestito.

Intanto abbiamo rintracciato Alberto Marinaio; ci  dà la copia dell’atto notarile dove risulta che Giuseppe dichiara di aver ricevuto tutto il prezzo dell’immobile, 250.000 euro. Così altri 250.000 non sono ricavi, non concorrono a formare il reddito, derivano da una trasformazione patrimoniale.
I giriconto ci fanno diventare matti. Si tratta di analizzare tutti gli estratti conto dei 6 conti di Giuseppe, confrontare ogni prelievo e ogni accredito e vedere se importi e somme coincidono; qualche volta è semplice, qualche altra è complicato perché magari coincidono le date ma non gli importi. Come mai, Giuseppe? Mah, forse mi servivano contanti e allora ho prelevato un po’ più di quello che ho versato …

Ci mettiamo una vita, ma alla fine un paio di 100.000 euro li troviamo: sono giri conto. Niente ricavi, niente reddito.
Restano un po’ di importi da giustificare, ma la cosa riguarderà a questo punto l’Agenzia delle Entrate, siamo scesi sotto la soglia dei 60.000 euro all’anno di imposta evasa e il processo penale si chiude con una richiesta di archiviazione.

Ci abbiamo messo un po’ più di un anno. Certo, se avessimo  preso il rapporto della Guardia di Finanza e lo avessimo seguito in tutto e per tutto (avremmo potuto farlo benissimo, era fatto bene e Giuseppe Casinista non aveva dato uno straccio di giustificazione alle maggiori somme trovate sui suoi conti) in mesi 1 il nostro sarebbe finito a giudizio. Ma c’è parso che fosse meglio approfondire.

Ecco, approfondire, questo è il problema. Ci sono troppi processi e troppi adempimenti inutili e dispersivi; il tempo per approfondire è poco. E, se te ne freghi e approfondisci lo stesso, i processi si accumulano e poi si prescrivono.
Che si deve fare? Mah, parliamone in un altro post.

Pubblicato il 7/3/2009 alle 12.58 nella rubrica diario.

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