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Ma lei non si vergogna?

Transparency International ha pubblicato il CPI (Corruption Perception Index) 2010. L’Italia occupa il posto numero 67 su 178. Prima di noi tutti i paesi Ue, G8 e G 20, fatta eccezione di Romania (69), Bulgaria (73) e Grecia (78). Prima di noi, soprattutto, Malesia (56), Turchia (56), Tunisia (59), Croazia e Macedonia (62), Ghana e Samoa (62), Rwanda (66). Naturalmente per B&C il CPI non ha nessun significato. Corruzione percepita? Impressioni soggettive! Processi politici di giudici comunisti! Impressioni soggettive un cazzo.
 
1) Non si può valutare il livello di corruzione in un Paese comparando la quantità di reati accertati. Questo dato dimostra solo l’efficienza del sistema giustizia di quel paese: quante corruzioni hanno scoperto i poliziotti, quanto hanno funzionato i sistemi di controllo interni della Pubblica amministrazione, quante condanne sono state inflitte dai tribunali. Quindi il cosiddetto criterio oggettivo non serve a niente. In ogni modo, se anche lo si utilizzasse, considerata l’inefficienza del nostro sistema giustizia (anche B&C ne convengono visto che ogni giorno annunziano che la riformeranno dopodiché finalmente funzionerà), è giocoforza concludere che in Italia i reati di corruzione non vengono scoperti e dunque si deve procedere per stime proporzionali. Proprio come si fa, per esempio, quando si valuta l’evasione fiscale: stima sulla quale nessuno trova da ridire, anzi: sul gettito della lotta all’evasione è fondata la finanziaria.
2) Transparency International richiede in particolare il parere di analisti e uomini d’affari; cioè gente che studia professionalmente il fenomeno (gli analisti) e che lo vive sulla propria pelle (gli uomini d’affari). E considera attendibile il risultato solo se la stessa valutazione è fornita da almeno tre delle fonti cui si rivolge. Inoltre richiede una valutazione coincidente tra le fonti residenti e quelle non residenti; in altri termini, gli uomini d’affari italiani e quelli stranieri hanno dato la stessa valutazione del livello di corruzione in Italia.
3) Aggrapparsi alla soggettività di Transparency International è, soprattutto per quanto riguarda l’Italia, ridicolo. Noi siamo il Paese che vuole bloccare le intercettazioni che sono l’unico   strumento che permette di scoprire la corruzione. Noi siamo il Paese che ha depenalizzato di fatto il falso in bilancio che era l’unico modo per accertare il “nero”, cioè la costituzione dei fondi riservati utilizzati per corrompere. Noi siamo il Paese che ha dimezzato i termini di prescrizione per la corruzione (e anche per tanti altri reati) e che vuole ammazzare i processi pendenti con il cosiddetto processo breve. Noi siamo il Paese che si occupa da 15 anni di salvare il suo presidente del Consiglio da processi di frode fiscale e corruzione.

Come dicevo, impressioni soggettive un cazzo. Finiamo con un contributo personale. Qualche tempo fa, una TV olandese mi ha intervistato per un servizio sulla situazione politica, giudiziaria e sociale italiana. Alla fine il conduttore-regista mi ha chiesto con molta serietà (gli avevo raccontato che avevo fatto tante rogatorie): “Ma lei, quando va a lavorare all’estero, non si vergogna di essere italiano?”.

da Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2010

Pubblicato il 5/11/2010 alle 15.44 nella rubrica diario.

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